Nella tana dei lupi di Anne Holt
Useless…
Nella tana dei lupi di Anne Holt
Useless…
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Memorie del cameriere di Mussolini di Quinto Navarra
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Fantasmagonia di Michele Mari
“Nel suo studio il maestro elementare Tristano M. … cerca una spiegazione. Non la trova, ma continua a cercarla. Dopo cinque giorni di elucubrazioni non l’ha ancora trovata. Ha trovato però qualcosa di più importante, e cioè sa che se la sua iride e la sua madreperla, a differenza di quelle di Lorenzo F., non hanno sortito nulla, la letteratura non ha alcun potere. La letteratura, l’unico suo Dio.
Per questo il quinto giorno si uccide”.
Un Michele Mari più assurdo e visionario che mai, sempre meraviglioso!
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Mildred Pierce di James M. Cain
Una garbata famigliola americana….
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Il signore di Ballantrae di R. L. Stevenson
“Ho già pagato tanto, per la tua perfidia – disse Mr. Henry – che ho fatto bancarotta persino in materia di paura. Non ti rimane più un posto dove colpirmi”
Se un libro te lo consigliano prima Michele Mari e poi Giorgio Manganelli, come fai a non leggerlo, e come fa a non piacerti?
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Non tutti i bastardi sono di Vienna di Andrea Molesini
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Fino all’ultima ora – le memorie della segretaria di Hitler 1942-1945 di Traudl Junge
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Elogio dei sogni di Wislawa Szymborska
…”Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà”
Molto bello
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Già dissi d’un eterno volo mai
Conchiuso, d’un rotare forsennato
Intorno all’astro vietato,
D’un rimorso per ciò che non fu dato:
Ma non sarebbe nostro difetto,
O buon dio maledetto,
Se non sappiamo approdare
Alla terra promessa, dove il mare
Coll’orizzonte fa tutt’una?
No.
Quella terra ci fu da te promessa,
E non era nei patti
Doverla conquistare a mano armata.
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“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa
Erano tantissimi anni che non leggevo un libro con la matina rossa accanto per segnare le frasi importanti. Direi che si può ben definire uno dei libri della vita, anche se ho fatto bene a leggerlo ora, che la mia inquietudine sembra più lieve…
“Per quanto faccia poco, respiro, per quanto poco agisca, mi muovo. E così, riuscendo a esacerbare la mia sensibilità attraverso l’isolamento, sono riuscito a fare in modo che i più piccoli fatti, che prima non avrebbero avuto importanza per me, mi ferissero come catastrofi. Ho sbagliato il metodo di fuga. Sono fuggito, attraverso uno scomodo stratagemma, verso lo stesso luogo dov’ero, con la fatica del viaggio che si è aggiunta al disgusto di vivere in quel luogo”
Non ho mai trovato nessuno che sapesse descrivere così bene quello che per molti anni ho provato.
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Nulla due volte accade
nè accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
Non cè giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
nè due baci somiglianti,
nè due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma che cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perchè tu, malvagia ora,
dai paura ed incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.
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Sei sempre talmente impegnata a lamentarti, che non riesci neanche a renderti conto di quanto sei fortunata. E felice.
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Baci Scagliati Altrove di Sandro Veronesi
“figliolo, io guardo questi programmi di merda per illudermi che la vita sia davvero così misera, che essa non sia amore, e bellezza, e ingegno, e sfide, e conquiste, e natura, e mare e vento e barche a vela, ma una squallida faccenda di rancori, pettegolezzi, paura e pzza di chiuso, come la riducono qua. Così, capisci, mi viene più naturale lasciarla”.
non so se sia dovuto al fatto che il racconto è la mia dimensione letteraria preferita, ma questo è in assoluto il più bello di Veronesi che abbia letto, anzi, direi che è molto bello in assoluto. Soprattutto il primo racconto “profezia”
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Silvietta parte tra poco per un anno in Marocco.
E ci regalerà i suoi racconti su
http://silviapulce.wordpress.com/
MI PIACE!
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Non so sei sia “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” (che è entrato nella top five dei miei libri della vita e sono soltanto a metà…) che mi fomenta, ma oggi pensavo a questo fatto strano.
Io fatico a dimenticare, la mia RAM è ingolfata di ricordi, alcuni belli, alcuni brutti, molti inutili. A volte mi tornano in mente, repentini e inattesi, ospiti spesso indesiderati. E non riesco a fare a meno di pensare se questo accada anche alle persone con cui quel ricordo dovrebbe essere condiviso.
I ricordi, infatti, prevalentemente sono ricordi di esperienze che hai vissuto con altre persone, fanno parte di una sorta di patrimonio condiviso di vissuti multipli, molteplici, corali.
Eppure sono certa che molti sono più bravi di me a rimuoverli, a dimenticare.
E allora penso che un ricordo condiviso sia bellezza, ma un ricordo che altri hanno rimosso è un fardello, un peso che finisci rancorosamente per portare solo tu.
Mi piacerebbe che ci fosse un meccanismo automatico che sincronizza la cancellazione. Tipo Nokia Suite. Dall momento in cui uno ha cancellato qualcosa dalla memoria condivisa, quando tu dai aggiorna quella cosa si cancella anche dalla tua.
Certo, qualcosa andrebbe irrimediabilmente perduto, ma vuoi mettere la pulizia?
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oggi.
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Cattedrale di Raymond Carver
Il racconto che da il titolo alla raccolta è molto bello, sugli altri ho deti dubbi, mi sembra che non abbiano una conclusione…
Anche per quest’anno, comunque, obiettivo raggiunto!
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L’11 dicembre 2011 Trenitalia ha soppresso buona parte dei treni notte nazionali, con il conseguente licenziamento di 880 lavoratori, che sui treni notti si occupavano dell’accoglienza, delle pulizie e della manutenzione. I treni internazionali notturni sono stati affidati a personale francese, il personale italiano rientra tra gli 880 licenziati.
Dal 20 dicembre i 40 dipendenti veneti dei treni notte hanno allestito un presidio permanente di protesta di fronte alla stazione di Santa Lucia a Venezia.
Testimoniano la situazione, portano avanti la loro protesta contro un provvedimento iniquo, hanno raccolto quasi 3000 firme di solidarietà. Presidi simili sono in atto a Torino, a Milano, a Bologna, a Palermo.
Oggi mi sono fermata, e ho verificato la solidarietà concreta delle persone: oltre a firmare ho visto una signora anziana portare loro un panettone, mi hanno mostrato un pentolone di pasta e fagioli calda arrivata da Sant’Erasmo.
Possiamo fare poco per loro, se non sostenerli in questa lotta, firmando e invitando i nostri amici ad andare a firmare, ed essendo loro solidali.
I treni notte sono un servizio dei cittadini, servono. Certo, serve anche l’Alta Velocità, ma la politica di Trenitalia non può essere solo questa: io sono pendolare, e l’Alta Velocità nella mia tratta non ci sarà mai, ho bisogno del servizio pubblico locale, come migliaia di persone normali han bisogno dei treni notte che attraversano il paese dal Sud al Nord, per tornare a casa, per andare a cercare un lavoro.
Firmiamo, stiamo loro vicini, e proviamo ad aiutarli a riprendersi il diritto a fare il loro lavoro.
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Ho promesso a me stessa che per l’Anno nuovo non farò buoni propositi, che van sempre buchi, non so se perchè non mi impegno, perchè son troppo ambiziosi, o troppo sciocchi (alcuni indubbiamente).
Non farò buoni propositi ma ho capito una cosa, in quest’anno di lavoro su me stessa, e me ne sono resa conto bene in questi giorni.
Non smetterò di perseguire i miei desideri, e di cullare anche le mie illusioni, non rinuncerò alla libertà di pensare e di agire.
Non so cosa farò, naturalmente, se sarò capace di andare in Marocco, o a fare la raccolta della lavanda a Cremona, o non so dove. Adesso non sono neanche certa che domani sarò capace di alzarmi e andare al lavoro.
Ma sono sicura che farò quello che potrò, che coltiverò quello che saprò coltivare, che andrò avanti senza voltarmi troppo spesso indietro.
Mi sento vicina all’ottimismo, per cui non mi pongo mete precise, che alla fine son sempre dei limiti, semplicemente e con naturalezza seguirò la mia strada, la mia mente e il mio cuore.
Se c’è un sentiero, condurrà bene da qualche parte…
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Radio città perduta di Daniel Alarcòn
Un libro curioso, che descrive molto lasciando molto all’immaginazione. Grazie Fra
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Ho aperto a caso la raccolta di poesie di Tommaso Ladolfi “Viola di morte”, e ci ho trovato questa:
“Assicurami che non v’è ritorno
e forse avrò la forza di partire”
E mi sono innamorata…
Non vedo l’ora che sia martedì per andarmelo a comprare…
E sono molto felice, perchè l’ho regalato pur senza averlo letto, ma il dono e il ricevente mi sa che si sposano perfettamente…
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Cento giorni di Lukas Barfuss
“Perchè avrei dovuto salvare un assassino? Siccome volevo essere giusto, divenni colpevole, e quando mi resi colpevole, mi sentii giusto”
Un romanzo breve ma intenso sul genocidio in RUanda
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Costruire la resilienza, a cura di Boris Cyrulnik e Elena Malaguti
“La nostra capacità biologica, affettiva, psicologica e culturale di trasformare le nostre rappresentazioni del reale ci offre la possibilità di modificare un trauma. Il trauma esiste nel reale e persiste nella memoria, ma i nostri strumenti verbali, affettivi e culturali ci danno il potere di rimaneggiare la rappresentazione, costituendo così un precedente per la resilienza”
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Qualche giorno fa sono capitata per caso in un blog che mi piace molto, perchè affronta con una scrittura giustamente cinica e tagliente temi un po’ scabrosi, dato che il precariato di chi scrive la costringe a fare la telefonista in un telefono erotico. Lo trovo ben scritto e ben gestito, e quindi mi fa piacere segnalarlo.
http://menoepausa.wordpress.com/
Buona lettura!
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Educarsi alla resilienza di Elena Malaguti
“Nel giardino si trova la capacità di scoprire una coerenza e un senso nel proprio percorso di vita” L’ho sempre detto che il Giardino è importante!!!!
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CHE CAPOLAVORO! Oggi ci ho pianto tutte le mie lacrime. Un film strepitoso
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Vita di Henry Brulard di Stendhal
Insomma… COsì così
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TTY
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La mansueta e Il sogno di un uomo ridicolo di Fedor Dostoevskij
Mi piace, che ci posso fare…
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Il giorno del giudizio e altri racconti di Flannery O’Connor
Folgorante, come tutto quello che ha scritto questa donna
“Il generale Sash aveva centoquattro anni. Viveva con una nipote, Sally Poket Sash, che ne aveva sessantadue, e che tutte le sere pregava in ginocchio perchè il nonno vivesse fin quando le avrebbero dato il diploma, al magistero. Al generale non importava un fico del diploma di Sally, ma non aveva il minimo dubbio che sarebbe vissuto fino ad allora. Vivere era diventata una tale abitudine, per lui, che non riusciva a concepire un’altra condizione”
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La città e i cani di Mario Vargas Llosa
Complesso ma bello
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Leggo libri, vedo film, che fanno sempre pensare che all’improvviso la tua vita può cambiare, che arriva la svolta famosa, e nulla sarà più come prima. In meglio, ovviamente.
Io me lo chiedo spesso, dato che mi lamento, come cambierei la mia vita, se potessi.
E desolatamente mi rispondo sempre che non la cambierei.
Certo, un po’ di pulizia, togliermi via un poca d’ansia, un poca di paura, ricominciare a fare normalmente le cose normali, ma queste sono cose su cui sto lavorando, io credo seriamente che nel giro di un anno al massimo le avrò sistemate in buona parte.
E il resto?
Il resto è tutto quello che ho sempre voluto: una casina per conto mio, un lavoro che mi piace (nonostante i suoi alti e bassi), gli amici, i libri, i pensieri, il mio Giardino.
Ma cosa voglio di più dalla vita? Spero che quella svolta non arrivi mai, perchè quello che ho mi rende felice, e quello che sono ha buone potenzialità per migliorare.
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Non è che non ci sono, tutte le parole che non dico, perchè non so, o perchè non posso, o perchè non credo.
Sono tutte dentro di me a impastare un gran casino.
Ma adesso le prendo, le metto in ordine e le scrivo in un quadernetto.
Poi, quando potrò, quando saprò, quando sarà possibile, le ritroveremo tutte là, fresche, intonse, mai usate, mai sciupate.
Nel frattempo, ci sono lo stesso, nascoste e protette.
E forse non servirebbe dirlo, è che a volte premono con forza per uscire, allora le devo tenere buone in qualche maniera…
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Non so perchè, ma trovare in cielo una perfetta luna piena oggi mi sembra in qualche modo inevitabile…
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Ultimamente dormo poco, e male. Faccio sogni assurdi, che non sono proprio incubi, ma in fondo gli assomigliano, solo che invece di svegliarmi urlando, sudata e col fiato corto, mi sveglio soltanto con le palle girate. Che è poi una condizione dalla quale è anche difficile riprendersi…
La cosa più strana di tutte, però, è che OGNI notte mi sveglio SEMPRE alla stessa ora. con uno scarto di un minuto a giorni alterni, una notte alle 3.38, una alle 3.39, poi di nuovo 38, poi di nuovo 39. E quando mi sveglio a quell’ora vuol dire che posso mettermela via, la notte è finita, inizia questa agonia tra dormiveglia e sognacci, quando va bene. Altrimenti posso accendere la luce e mettermi serenamente a leggere, che non si dorme più.
La parte Junghiana di me dice che non può essere una coincidenza, che questo orario qualcosa deve pur significare, ma a meno che non consulti la cabala, non mi è venuto in mente nulla. Se avete idee, son qui, si accettano tutte le interpretazioni, anche le più ciarlatane.
E non posso più neanche giocarmeli al lotto, avendoli detti qui ed ora. Pecà
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Il vizio di parlare a me stessa di Goliarda Sapienza
“Io solo da te posso sapere – non mi è dato in natura lo specchio ma solo il lago, il mare – solo da te uomo mio se ha grazia la mia fronte, leggerezza il mio passo, se sorrido. Sei entrato nella stanza e l’aria s’è improvvisa colmata di tenerezza intorno al mio corpo in attesa. Sei entrato nella mia stanza e (improvvisa) l’aria intorno al mio corpo s’è colmata”
“Sarò sempre una sventata, non ho fatto che errori nella mia vita; ma così numerosi – un migliaio penso – che a questo punto si nullificano… E’ così, se in una vita ne fai uno solo, due, tre errori, questi ti martelleranno il cranio per tutta la vita; ma cento, mille, si annullano uno con l’altro nella memoria tanto da non esistere più: allora te la puoi ridere, di questa colpa-difetto (dello sbagliare), e l’errore resta qualcosa di prezioso da rispettare. Forse non commetterlo significava cadere nella trappola della norma o del buon senso, che rincitrulliscono”
Se dovessi esagerare, direi che a volte mi sento un po’ Goliarda Sapienza in sedicesimo. Con la differenza che a lei avevan fatto l’elettrochock. Ecco, portebbe essere la soluzione!
Con tanta voglia di rileggere “L’arte della gioia”, per ritrovarci il segreto della vita
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Nove Racconti di J.D. Salinger
Folgorante! Non ricordo più chi consigliava a un aspirante scrittore di portare sempre con sè questi racconti, e mi pare davvero un suggerimento condivisibile.
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La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides
Il giardino delle vergini suicide era spettacolare, Middlesex era molto interessante, questo onestamente più di carino non lo definirei. Tra 10 anni, quando pubblicherà il prossimo, mi devo ricordare di non comprarlo…
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Ecco la recensione dell’ultimo libro pubblicato di Irene Nemirovsky
http://www.sololibri.net/Il-signore-delle-anime-Irene.html
Se vi piace, cliccatelo!
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Oggi, per la prima volta, parlando con Franco, sono riuscita a verbalizzare per quale ragione mi piacciono così tanto i romanzi dell’800.
Si tratta di questo: sostanzialmente quei romanzi raccontano l’umanità. Prendono un uomo, un uomo qualsiasi, e ne fanno il paradigma dell’uomo, descrivendone i pregi ma soprattutto le miserie, o meglio, spesso, i pregi che si mescolano alle miserie, che ci si impastano, perchè in fondo questa è l’umanità.
I romanzi del secondo novecento, invece, prendono un uomo e descrivono quello, mancano, spesso, non in assoluto, di capacità di generalizzare e di astrarre, di far diventare il protagonista un modello. Prediamo Philip Roth, per esempio. I protagonisti dei suoi libri, che pure amo molto, sono astoricizzati, nel senso che vivono nel loro personale hic et nunc, sono troppo caratteristici e caratterizzati per astrarne un modello universale. Quando leggi di Zuckerman, è ZucKerman che vedi. Quando leggi un romanzo del secolo scorso, inglese, francese o russo che sia, non hai davanti Mitja, o il signor Heep, hai davanti un modello di uomo.
E il punto è che leggere questa umanità, è in qualche modo consolatorio. Nelle tue miserie, nelle tue brutture, nelle tue piccolezze così come nei tuoi sprazzi di bellezza e di intelligenza, leggendo questi libri nella tua cameretta di Treviso tu smetti di sentirti sola, e strana, e a volte aliena. Scopri di essere esattamente ciò che sei, una parte di mondo, e che le difficoltà e le cose belle accadono a tutti, anche a te, capisci finalmente che cosa vuol dire “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.
Beh, c’è una gran bella differenza tra leggere un romanzo per svago, e leggerne uno che ti sia specchio.
Per questo ringrazio la letteratura dell’800, che è specchio della mia umanità.
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Il signore delle anime di Irene Némirovsky
Bellissimo, come sempre!
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Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf
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Il medico della mutua di Giuseppe D’Agata
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Nel territorio del diavolo (sul mistero di scrivere) di Flannery O’Connor
Diavolessa di una scrittrice…
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L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert
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Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist
Un racconto pazzesco, scritto da un uomo pazzesco, che sbaraglia tutti i confini della razionalità. Bello (grazie a Michele Mari per il suggerimento, tratto da i demoni e la pasta sfoglia)
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I capi di Mario Vargas Llosa
Questo invece mi piace di più ogni volta che lo leggo.
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La bestia nella giungla di Henry James
Io ci provo, ma quest’uomo proprio non lo capisco….
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Liberi di morire – DIssertazione filosofica sulla morte. di Alberto Radicati di Passerano.
http://www.sololibri.net/Liberi-di-morire-Alberto-Radicati.html
ecco la mia recensione su sololibri.net
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La nebbia è meravigliosa e terribile. Sono chiusa in casa, e mi sembra talmente fitta che penso da un minuto all’altro busserà alla mia porta per cercare riparo.
E’ un’isolante naturale. Ovatta i suoni, sfuma i contorni, inumidisce i respiri e i capelli.
Sarebbe un’ambiente perfetto, se non mi ci sentissi dentro così persa e così sola.
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La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa
BELLISSIMO!
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Mi sembran le parole migliori per celebrare il mio 38° compleanno. Un altro giorno è andato, ma non cambia mai quasi niente. Tanti auguri
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Un piccolo omaggio al grande Luciano Bianciardi in occasione del 40° anniversario della sua morte
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Finito di sbronzarsi per le dimissioni di Berlusconi, che io capisco abbiano tolto la soddisfazione a qualcuno, ma non hanno risolto da sole il problema, fatto il nuovo governo, che ancora non si sa quale e come sarà, anche se alcune ipotesi mi paiono interessanti, buona parte del Paese ricomincerà ad indignarsi.
Perchè il nuovo governo avrà, con molto ritardo, il dovere di mettere mano a quanto finora è stato tralasciato, e l’unico modo per superare la crisi è mettere in atto un sistema efficace di sviluppo, da un lato, e di tagli dall’altro. Sarà un inverno di lacrime e sangue, come ne abbiamo già visti.Ma se conosco bene il sistema, e credo di sì, sarà anche e soprattutto una corsa ad attribuire colpe, e a scaricare barili. Inutilmente, dannosamente.
Io non riesco a capire quanti di quelli che festeggiavano ieri in piazza ne abbiano piena consapevolezza. Onestamente non ho festeggiato. Ho odiato politicamente Berlusconi con tutte le mie energie, ma sapere che prima di dimettersi ha condotto sceintemente l’Italia sull’orlo del baratro, beh, non mi da motivi per festeggiare. Si fosse dimesso un anno fa, sarei stata di molto più contenta.
La mia speranza è che il nuovo governo, che spero tecnico e non politico, sappia sviluppare davvero un’azione politica di rilancio, rispetto alla quale sarò disponibile a ogni sacrificio verrà richiesto.
Le dimissioni di Berlusconi, infatti, non attenuano ancora i miei timori, e per una volta mi tocca smentire quel genio di Flaiano: la situazione è grave e anche seria.
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Il vecchio pozzo di Magda Szabo
“Il tempo che regge nelle sue mani eterne l’intero universo, il presente accanto all’incancellabile passato, mi aveva schiacciata, avevo finalmente capito che non lo si può fare a pezzi; oltre all’istante presente indissolubile, che sta immobile sul perno dell’eternità, sganciato dagli antichi pavimenti sotto i piedi, dalle canzoni, dalle case, dai segni, dalle presenze che si sono sedimentate nella coscienza di un uomo; oltre al passato, che può essere distrutto solo se si distrugge chi lo ha vissuto; e oltre al futuro che ci sta davanti,non esiste altro.
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Sabato 19 novembre a Udine “Sulla mia vita scelgo io”, Giornata Nazionale del Testamento Biologico
In allegato il manifesto, che non riesco a far uscire in anteprima, ma è sufficiente cliccarci sopra.
In questi giorni i problemi dell’Italia sono molti, e questo Governo ha la responsabilità di gravissimi errori da scontare. Conto non abbia il tempo di accollarsi anche quello di aver votato una legge infame CONTRO il Testamento Biologico e le Direttive Anticipate di Trattamento.
Ciò non toglie che, sia pur nell’emergenza, non possiamo dimenticarci ciò che è giusto. E il Testamento Biologico è giusto!
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lo so che è fuori stagione, ma “il tempo passa e tu non passi mai”
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La Monaca di Monza, di Mario Mazzucchelli
Non proprio veloce, con tutti gli atti del processo, ma indubbiamente interessante
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Su www.litaliasonoanchio.it le indicazioni per due proposte di legge di iniziativa popolare che è mia intenzione firmare, e convincere tutti a firmarle.
La prima riguarda l’acquisizione dei diritti di cittadinanza, soprattutto per quanto attiene ai minori nati in Italia da genitori stranieri.
La seconda riguarda le “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità”
Nel sito citato i testi delle proposte di legge, e le schede comparative tra come funzionano le cose oggi, e cosa cambierebbe in seguito.
A livello nazionale la campagna è promossa da Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Presto anche a Treviso inizierà la raccolta di firme, aggiornerò il blog con le date dei banchetti appena possibile.
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Ciao amico mio, son tre anni che ci manchi.
Eppure ogni volta che penso a qualcosa, mi pare di sentire esattamente che cosa ne diresti tu. E non sempre sono cose che ripeterei
Ciao Romano.
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La mia infelicità è presunta, superficiale e sciocca, spesso inutile.
Ma non la cambierei mai per una felicità altrettanto presunta, superficiale e sciocca, decisamente inutile.
Quella, mia cara, tientela pure tu, e condividila con chi credi.
Io, quando sono felice, lo sono davvero. E condivido la mia felicità con persone che valgono molto, per questo le amo.
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Novembre è il mio mese prediletto, ma lo tratto sempre male.
Ogni anno, da novembre a dicembre, ho la pessima abitudine di fare bilanci, mai positivi, sempre definitivi.
Il risultato è che mi deprimo e, spesso, mi tornano gli attacchi di panico.
Ma quest’anno no, non mi faccio fregare da me stessa.
Quest’anno niente bilanci, non ho intenzione di farne, e spero di riuscire a mantenere la promessa.
Ho molte cose belle, qualcosa da sistemare, qualcosa che manca.
Ma non starò a spulciare. Godrò di quel che ho, e proverò a raggiunger ciò che manca.
Ma mi taglierò la mano, piuttosto che scriverlo in un angolo della mia mente.
Passeranno questi due mesi, e il nuovo anno non sarà l’ennesimo tentativo di reinizio, ma una bella continuazione.
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E’ una splendida e tersa notte stellata di quasi inverno.
Una di quelle notti in cui ti viene voglia di fare un bilancio, di segnare i più e i meno, e annotare di lato quello che manca.
Non ho voglia di farlo ora, so quello che c’è e quello che manca, ma ho deciso che per oggi andrà bene così.
Bonne nuit
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Incubi da “La nera di Dino Buzzati”
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Crimini e misteri – La “nera” di Dino Buzzati
“strana una felicità che desidera con ansia il sonno, un po’ di sonno qualsiasi pur di dimenticare”
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Ho una vita Penelope. Una parte di me costruisce, una parte appena può distrugge.
Ma la finirò prima o poi questa cazzo di tela!
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Pare che per venerdì 21 sia annunciata l’ennesima fine del mondo.
Non mi illudo, non succederà.
Se invece dovesse accadere, esprimerò un desiderio, da qui a venerdì si potrebbe anche realizzare.
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Il Ponte sulla Drina di Ivo Andric
Un libro difficile, lento, ma molto bello.
Sono contenta di aver resistito alle iniziali difficoltà e di averlo letto
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Fare il cambio di stagione è sempre una croce, anche se alla fine è utile: butti un sacco di cose inutili, che non ricomprerai (una stagione dopo l’altra finirò per girare nuda…), ritrovi cose che non ricordavi più di avere, metti in ordine, fai spazio.
Nell’armadio insieme ai vestiti io tengo anche le scatole con dentro i quaderni dei pensieri, e vecchie lettere, di quelle che non si buttano via, di quando ancora ci si scriveva a penna sui foglietti del quaderno di scuola.
Alla fine, ogni anno, per quanto provi ad impedirmelo, finisco per rimettere mano anche a quelle scatole. A volte mi commuovo, a volte mi intristisco.
Poi ci sono le lettere difficili, quelle che vorresti buttare e non sei capace, ma che ogni volta che le rileggi ripiangi sempre come la prima volta.
Quest’anno ho fatto la prova, e non ci ho pianto.
Sono cose che ho già archiviato da tempo, di cuore e di mente, forse continuavano a farmi piangere più che altro per amarezza, e per rancore.
Con questo cambio di stagione ho buttato via anche questo. e mi sento più libera. Lo spazio vuoto toccherà riempirlo con un po’ di shopping!!!!
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In questa notte di luna quasi piena ho visto perfino una stella cadente. Ma è arrivata in ritardo. Non avevo più desideri da esprimere
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You’re SO FAR AWAY FROM ME…
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Accabadora di Michela Murgia
“Durante quel viaggio Maria si ingegnò per non dormire mai, nemmeno un’ora. Il tempo le servì tutto per farsi accabadora dei suoi ricordi, e trattare gli avvenimenti che l’avevano portata a quella decisione come persone da far salire o meno sul traghetto per il continente. Uno per uno li segnò, mentre li ricordava per dimenticarli, e quando arrivò al porto di Genova scese dalla nave sentendosì più leggeram convinta di aver lasciato sull’altra terra tutta la zavorra delle sue ferite”
Un libro bellissimo.
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Gli indifferenti di Alberto Moravia
Mi ha lasciata… indifferente
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E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all’asilo di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo…E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola, che il mondo là fuori t’aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l’età che s’invola…E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano, non racconta più favole e ormai non ti prende per mano, sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare e sospesi fra voglie alternate di andare e restare… di andare e restare…E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa in cui lento il tempo sciupavi quand’eri bambina, in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa di cose incredibili e di caffellatte in cucina…E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati persi in mezzo ai tuoi libri e regali che neanche ricordi, sembra quasi il racconto di tanti momenti passati come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi…E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto, non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto… E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire, ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire… che sogni gestire…Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro, capirai che altra gente si è fatta le stesse domande, che non c’è solo il dolce ad attenderti, ma molto d’amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande…I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati, lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici come oggetti di bimba, lontani ed impolverati, troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici…Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po’ folle, un po’ saggio nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio, la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato, la paura e il coraggio di dire: ” io ho sempre tentato, io ho sempre tentato… “
Per il mio babbo e la mia mamma, che non han colpa se io sono uscita così
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La linea d’ombra di Joseph Conrad
Uno passa la vita a sentirsi un minus habens perchè non si ricorda più chi gli ha detto che ‘sto libro è un capolavoro, finalmente lo legge e non gli piace. O non è un capolavoro (ma chi è che me l’ha detto????), o sono davvero un minus habens.
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Nell’insonnia notturna, o forse nella febbre, pensavo che non ho mai perdonato L.M.Alcott di avere fatto morire Beth. In realtà fino a quando non è arrivato il meraviglioso Prof tedesco non l’avevo nemmeno mai perdonata di non aver fatto sposare Laurie con Jo ma con quell’antipatica di Amy…
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I primi sette anni e altri racconti di Bernard Malamud
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Le notti difficili di Dino Buzzati
“Spesso gli uomini perseguono una felicità che basterebbe il semplice buon senso a dimostrare in partenza irraggiungibile”
“Su, amore mio, prendi l’aereo, prendi il razzo interplanetario, il tappeto volante. Non vedo l’ora. Non ne posso più. Vieni, tesoro,te lo giuro, saremo infelici”
Senza contare il meraviglioso racconto “I giorni perduti”
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La Prigioniera di Marcel Proust
“Ma ci rappresentiamo il futuro come un riflesso del presente proiettato in uno spazio vuoto, mentre è il risultato, spesso imminente, di cause che per la maggior parte ci sfuggono”
meno due…
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“Non sono mai stato così solo, una buona condizione per innamorarsi o perdersi. Mi sono innamorato, non della prima, dell’isola, ma della sorella, sedici anni, spaventosa di volontà e bellezza. Aveva mani spellate da un malanno, il solo che ho amato. Veneravo quelle dita screpolate, rosse, indolenzite, non l’ha creduto mai. Fosse stata lebbra gliel’avrei leccata per appiccicarmela alla lingua, fosse stata morte l’avrei voluta io. Meno di questo, l’amore non è niente”.
Da “Il contrario di uno”.
Dovrò leggerlo, credo.
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Poi un giorno ti svegli e ti guardi allo specchio, e finalmente capisci cos’era quella cosa che non ti tornava da un po’. E’ soltanto che, non capisci da quando, alla fine ti sei trasformata esattamente in quel tipo di persona per la quale per 38 anni hai provato orrore.
Rompere le specchio non basta, per non riconoscerti più come tale: devi rompere qualcosa in te stessa, ma prima devi andarlo a cercare, quello che non va, buttare all’aria tutto e smettere di essere una povera donnetta nevrotica e scassapalle. Perchp sei sempre stata migliore. Perchè puoi esserlo di nuovo. Perchè adesso che SAI, non puoi più accettare di accontentarti di questo.
Oggi comincio a cercare quello che devo buttare via. E poi indosserò abiti nuovi su una nuova me stessa.
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Sodoma e Gomorra di Marcel Proust
“Ma il futuro , a volte, abita dentro di noi a nostra insaputa, e le nostre parole, credendo di mentire, disegnano una realtà imminente”
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Due premesse fondamentali: sono favorevole all’eutanasia così come all’abolizione degli enti cosiddetti inutili, province in primis, anche se mi piacerebbe qualche volta entrare nel merito di detta supposta inutilità. (per esempio, caso vuole che io lavori in uno di questi, e giuro che in 6 anni non mi era mai parso inutile quello che stavamo facendo, ma qui mi interessa il metodo, non il merito).
Dunque, ora questi enti devono chiudere, non devono chiudere, non si capisce bene. La scelta è naturalmente politica, è evidente infatti che non sarà la chiusura di un’ente o di un altro a risanare il bilancio pubblico dello Stato, così come è evidente che chiudere le Province per trasformarle in Città Metropolitane molto poco cambierà in termini di spesa.
Ed essendo la scelta politica, della politica (che pure per strani percorsi mi è capitato di frequentare) segue i tempi. Lunghi, lunghissimi tempi.
Che succede, nel frattempo? Nulla, si continua a lavorare COME SE, come se l’Ente non fosse in liquidazione, perchè in effetti ancora non lo è.
Solo che l’agonia dell’Ente si accompagna a una ben più tangibile e concreta agonia, che è quella delle persone che ci lavorano, che continuano appunto a lavorare COME SE, sapendo però che… – mi si passi il francesismo – come se un cazzo!
Oggi anche il più sfigato Ente pubblico lavora per progetti, utilizza uno straccio di Project Management, pianifica obiettivi ALMENO annuali. E in questa situazione che pianificazione annuale si può fare: attiviamo un progetto per l’anno prossimo, e se ci saremo ancora lo faremo, altrimenti poco male? Possiamo prendere obbligazioni verso terzi, fornitori, altri enti, ecc. senza essere certi di poterle mantenere? Che obiettivi da raggiungere si condividono coi i dirigenti, per le proprie attività?
Nel frattempo, naturalmente, non ci si può mica organizzare diversamente, perchè fin quando l’Ente esiste tu, che hai un compito preciso al suo interno, se hai un minimo di correttezza lo devi portare avanti, mica te ne puoi andare, ammesso che te lo lascino fare.
Ecco, io lo so che c’è gente che ha un sacco di problemi, che un lavoro non ce l’ha per niente, non mi sfugge che il precariato è altro da questo, eppure sento di condividere la situazione di profonda incertezza di molte persone che, come me, in questo momento non hanno idea di cosa succederà di loro domani.
Perchè il lavoro è una grande fortuna, indubbiamente, ma avere gli strumenti per poterlo svolgere al meglio è, in un Paese dove passano spesso concetti diversi, uno dei principali motivi che spinge molti di noi ad alzarsi la mattina e a raggiungerlo, questo lavoro, e a farlo con passione e competenza.
Quindi, cari politici, a livello nazionale e regionale, abbiate il coraggio di prendere una decisione, quale essa sia, e fatelo velocemente, perchè altrimenti nel giro di qualche mese davvero avrete contribuito ad azzerare quanto di buono c’è, e c’è davvero, anche nella Pubblica Amministrazione.
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mi siederò sul bordo del fiume in attesa di veder passare il mio cadavere
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Puoi insistere quanto vuoi, ma hai torto.
E te lo dimostrerò, a costo di farmi vivisezionare.
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Cosa Bianca Nostra di Philip Roth
Non ricordo esattamente quando ho cominciato a leggere Philip Roth, forse dieci anni, forse qualcosa di più. Il primo è stato il lamento di Portnoy, poi Pastorale Americana. Da allora compro i suoi libri nel giorno in cui escono, e li divoro. E naturalmente sono andata indietro nel tempo a rileggere, e pensavo di avere letto quasi tutto, ma scopro che mi mancava qualcosa, e qualcosa di esilarante.
Il protagonista del romanzo è Picchio Pixon, Presidente degli Stati Uniti, e non serve dire di quale presidente è la parodia. Una parodia graffiante, e mai scontata. Niente ebrei, in questo libro, niente famiglie ricostruite, niente sesso (davvero l0 ha scritto Roth???
), ma solo una versione fantasiosa dell’America, con questo presidente assolutamente inetto, circondato da incapaci, che si proclama a favore del diritto di voto ai nascituri per poi reprimere nel sangue una rivolta dei Boy Scout, quando manifesteranno per sostenere che questa iniziativa è un’istigazione alla fornicazione.
Picchio Pixon è uno stordito, uno che convoca le riunioni coi suoi consiglieri negli spogliatoi di un campo da calcio di notte, e li fa tutti vestire da giocatori, uno che non ha idea di cosa dire, salvi l’inganno e l’ipocrisia.
E poi, improvvisamente muore, e nelle elezioni da Diavolo, all’inferno, diventa finalmente lucido e chiaro.
Un ritratto davvero eccezionale di un’America non così improbabile. Se penso all’Italia, però, mi viene in mente “il teatro di Shabbat”, chissà perchè…
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La mia ultima recensione su www.sololibri.net.
http://www.sololibri.net/La-decima-vittima-Robert-Sheckley.html
Potete entrare nel link e votare la recensione (basta cliccare “Mi piace” in basso a sinistra)
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La festa del caprone di Mario Vargas Llosa
Basta una notte insonne per finire un librone…
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La decima vittima di Robert Sheckley
“Se non sa viver bene, cerchi almeno di morire bene”
“Sentì i demoni della speranza e del desiderio agitarsi dentro di lui. Non era troppo assurdo, ora, considerare la possibilità di incontrare qualcuno? Sì, era assurdo. I demoni scatenati, se venivano delusi, ti si ribellavano, come si erano ribellati contro quell’uomo ai piedi del costone di arenaria. La speranza e il desiderio erano i suoi nemici più pericolosi. Non osava liberare i geni prigionieri in quella bottiglia tappata, nascosta in fondo alla sua mente”.
Folgorante. Se la fantascienza degli anni ’50 è tutta a questo livello, comincerà a divorarla, perchè questi racconti sono micidiali nella loro assoluta modernità.
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HHhH – Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, di Laurent Binet
Bello mio, o scrivi un memoriale storico o scrivi un diario di come si produce un memoriale. Così, a mio parere, hai fatto solo confusione.
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Hotel Bosforo di Esmahan Aykol
Tendenzialmente inutile
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La mia vita di uomo di Philip Roth
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L’altro giorno, scherzando (SPERO!!!) un’amica mi diceva che appena incontrerò l’uomo della mia vita mi passeranno tutti i malesseri nei quali mi crogiolo.
Non mi sembra diverso da quello che mi dice mia madre, secondo la quale però la cura non è tanto un uomo, quanto fare un figlio.
Ecco, contro questa visione del mondo mi alzo e mi oppongo.
Non lo concepisco perchè non accetto questo nesso causale. Non si sta male perchè non si sta con nessuno, e non si sta bene perchè si sta con qualcuno. E poi, a pensarci bene, l’ultimo pseudo uomo della mia vita è stato causa di malesseri maggiori di quelli che ha contribuito a curare…
Certo, accanto a persone cui vuoi bene e che te ne vogliono si sta meglio, se vivi circondato da rompicoglioni ti viene un fegato così, altro che fisime….
Eppure a volte anche quando sono accanto alle persone che amo mi viene l’ansia, o il mal di pancia. Perchè l’ansia è una parte di me, in tutte le sue manifestazioni, perchè in questo momento io sono così, perchè ho iniziato a metter ordine nell’armadio dove tengo la mia vita, ma c’è ancora molta confusione.
Io vorrei stare bene per me, grazie a me. Vorrei stare bene perchè mi riconosco un senso di esistere, uno scopo nella vita (e nonostante il mio spirito da Gheisha, non credo che avere un uomo accanto possa rappresentare uno scopo unico e conclusivo nell’esistenza di una persona), perchè so trovare in me stessa le risorse per vivere come voglio e come posso. E perchè le condivido con le persone che amo e che, bontà loro, amano me.
So che amo lo stesso, molte persone, in modi diversi. E mi sento amata da molte persone, in modi diversi. Anche se nessuno la mattina mi porta a letto la colazione (e d’altro canto quanto tempo abbiam passato tutti ad amare qualcuno che non ha mai nemmeno immaginato di portarci a letto la colazione?), anche se nessuno mi aspetta la sera nella mia casa silenziosa (e d’altro canto, anche quando viviamo con qualcuno, quante volte rientrando avremmo solo voglia di non parlare, di non ascoltare, di ritrovare un po’ di pace in noi stessi).
Io non so se sia più coraggio o paura, quello che mi spinge a vivere così; so che la paura c’entra molto, e che non è paura di soffrire o di mettermi in gioco, è paura di perdere il mio tempo, di abdicare alla mia vita per inseguire un’idea che, spesso, non corrisponde alla realtà, è paura di svegliarmi dopo 10 anni e non capire il senso del mio passato, che toglie un senso anche al presente e finisce per toglierlo anche a un ipotetico futuro.
Non lo so se un giorno lo vorrò, un uomo intero accanto a me. E mentirei se dicessi che a volte non ne sento la mancanza, soprattutto perchè scegliere sempre da soli di sè stessi a lungo andare stanca, perchè sarebbe bello, qualche volta, che qualcuno mi aiutasse a scegliere, meglio, scegliesse insieme a me.
Credo, però, che anche se questo accadesse, non basterà: una persona non può da sola esaurire i bisogni di un’altra, io so di non poterlo fare, almeno.
Quello di cui sono certa è che non c’entra la solitudine o lo stare in coppia.
Quello di cui sono certa è che per il momento sono io il mio male, e quindi solo io posso essere la mia cura.
Tutto l’amore che vivo, intanto, è un meraviglioso regalo.
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Canne al Vento di Grazia Deledda
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Io, che non so un tubo di concerti…
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Omaggio alla Catalogna di George Orwell
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