Non è facile stare all’opposizione, in particolare quando la maggioranza è arrogante e strafottente. Non è facile starci per 15 anni mantenendo la determinazione nel fare la propria parte.
Non è facile starci quando ad ogni tornata amministrativa il progetto risulta progressivamente più frammentato, e i personalismi finiscono per prevalere sul bene comune. Le lotte per emergere sono spesso paradossalmente più estreme quanto meno “potere” reale c’è da spartire: se ce ne fosse tanto in qualche modo ci si metterebbe d’accordo.
Non è facile trovare qualcuno di nuovo, di vincente, che si esponga con la propria faccia e la propria reputazione quando la prospettiva è ragionevolmente quella di una sconfitta.
Non stupisce, quindi, che l’attuale opposizione cittadina non abbia un progetto unitario né tantomeno un candidato sindaco forte, al di sopra e al di là delle beghe di partito, il cavallo di razza capace di sparigliare davvero le carte.
Non stupisce.
Quello che è davvero stupefacente, però, è che oltre a questo non ci sia nemmeno un tentativo di incontrarsi, di mettere insieme le proprie forze, di contarsi, magari. O meglio, che di fronte a questo tentativo alcuni fischiettino, fingendo che la cosa non li tanga.
Quello che è davvero stupefacente è che non si sia riusciti nemmeno a costruire un tavolo del centrosinistra, un luogo di confronto.
La nostra città ha spesso meritato gli amministratori che la governavano, ma non credo oggi non meriti almeno una proposta alternativa.
Non ha importanza che lo scenario nazionale ci costringa a lavorare per le elezioni politiche, forse insieme a quelle amministrative.
Treviso si merita una chance, e possiamo ancora dargliela.
Meglio sarebbe stato poter organizzare le primarie, e dare la possibilità e la responsabilità ai trevigiani di scegliere il candidato sindaco, e di sostenerlo.
I tempi, oramai, difficilmente lo consentiranno, ma anche in mancanza di questo ci sono idee, ci sono progetti, ci sono energie. Le prospettive non sono completamente chiuse.
Davvero, però, oggi è opportuno che i perditempo si astengano dal legare le mani anche a queste energie. E’ bene che chi c’è possa cominciare –o continuare– a lavorare.