“Il teatro di Sabbath” di Philip Roth
“Tu trabocchi di amabile comprensione progressista, ma io scorro veloce lungo i marciapiedi della vita, sono un mucchio di macerie, e non possiedo nulla che possa interferire con una interpretazione obiettiva della merda” – “Ma la volante era ripartita, lasciando Sabbath immerso fino alle caviglie in quella poltiglia di fango primaverile, asserragliato da quei boschi di terra a lui estranei, dagli alberi piovosi, dai massi sgocciolanti, e più nessuno che potesse ucciderlo, tranne lui stesso. E lui non poteva. Non riusciva a morire, cazzo. Come faceva a rinunciare? Ad andarsene? Tutto ciò che odiava era qui.”