Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attrverso le foreste piene di lupi, e o medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriora, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, nè battesti mai alla porta del castello lontano lontano, nè ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nelle sere d’invercno, probabilmente noi rimarremmo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.
E’ solo l’inizio di uno dei sessanta racconti, uno dei più malinconici, non uno dei più cattivi, che quest’uomo è stupendamente perfido nelle sue descrizioni. Bellissimo. Continuate a leggerlo, vi piacerà
Buzzati è uno scrittore che da sempre amo molto. Questo racconto, però, non lo conoscevo. L’ho cercato, l’ho letto: davvero bellissimo! Grazie Sara!
Giorgio
Ciao Giorgio!
Guarda, mi sto comprando l’opera completa, perchè Buzzati è davvero quello che ho scelto come Maestro, ma lo centellino, ne leggo un poco ogni tanto, per gustarmelo di più, perchè non finisca subito.
a presto!
Ciao Sara!
Sì, capisco quello che vuoi dire. Anche a me capita la stessa cosa con gli scrittori che mi sono particolarmente cari.
Grazie ancora, e a presto!