Il vizio di parlare a me stessa di Goliarda Sapienza
“Io solo da te posso sapere – non mi è dato in natura lo specchio ma solo il lago, il mare – solo da te uomo mio se ha grazia la mia fronte, leggerezza il mio passo, se sorrido. Sei entrato nella stanza e l’aria s’è improvvisa colmata di tenerezza intorno al mio corpo in attesa. Sei entrato nella mia stanza e (improvvisa) l’aria intorno al mio corpo s’è colmata”
“Sarò sempre una sventata, non ho fatto che errori nella mia vita; ma così numerosi – un migliaio penso – che a questo punto si nullificano… E’ così, se in una vita ne fai uno solo, due, tre errori, questi ti martelleranno il cranio per tutta la vita; ma cento, mille, si annullano uno con l’altro nella memoria tanto da non esistere più: allora te la puoi ridere, di questa colpa-difetto (dello sbagliare), e l’errore resta qualcosa di prezioso da rispettare. Forse non commetterlo significava cadere nella trappola della norma o del buon senso, che rincitrulliscono”
Se dovessi esagerare, direi che a volte mi sento un po’ Goliarda Sapienza in sedicesimo. Con la differenza che a lei avevan fatto l’elettrochock. Ecco, portebbe essere la soluzione!
Con tanta voglia di rileggere “L’arte della gioia”, per ritrovarci il segreto della vita