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Archive for aprile 2017

Due o tre cose che so sulla Formazione e sulla FAD

Io mi occupo di formazione per lavoro. Brevemente è andata così

18 anni fa mi hanno messo a fare formazione sulla sicurezza sul lavoro ad apprendisti edili di 16-17 anni, che avevano lasciato la scuola dopo l’obbligo, allora in 3° media, che non riuscivano a stare seduti più di mezz’ora, figurati 4 di seguito, a cui dovevi spiegare la sicurezza ma che alle 11 invece del caffè bevevano un birrino. E’ stato fantastico. Sono riuscita a cogliere la loro attenzione, le loro attitudini, e ho deciso che sarei stata formatrice.

Quando nel 2005 da laureata in servizio sociale ho iniziato a far formazione ai medici, ho pensato che i pochi libri che avevo letto non bastassero, e mi sono iscritta a un master in formazione formatori, dove ho affinato la mia attitudine al public speaking, ho capito a cosa servono e come si fanno le slide (e quante persone ne avrebbero bisogno, di capirlo), come si tiene alta l’attenzione dell’aula, ho approfondito l’andragogia, gli strumenti didattici, come e quando utilizzarli, e via così.

Nel 2008 ho incontrato la formazione online, e mi sono iscritta a un master (a cavallo tra le facoltà di scienze dell’educazione e ingegneria) sulla progettazione e gestione della formazione a distanza, dove si ho imparato a gestire le piattaforme, ma soprattutto a progettare la fad.

Poi ho scoperto che l’unica FAD asincrona che tollero è il libro stampato. E dal 2011 ho iniziato a seguire i corsi di Webinar Pro per la FAD sincrona, ossia i webinar.

Solo dopo aver messo insieme tutte queste competenze ho iniziato a progettare formazione a distanza che unisce una piattaforma LMS con le sue caratteristiche di sincronicità e asincronicità con i webinar. E mai abbastanza ringrazierò il Prof. Mario Rotta per avermi inoculato il virus dell’e-tutor, che troppo spesso chi realizza FAD considera un mero obbligo. In alcuni casi, soprattutto quelli in cui la FAD non si sceglie ma è un obbligo, un buon e-tutor fa la differenza tra un progetto che funziona e uno che naufraga.

Questo per dire, senza falsa modestia, che di formazione e formazione a distanza ne so abbastanza, e che il mio parere solitamente è un parere tecnico, non emotivo.

Quindi non posso che rimanere basita di fronte a corsi FAD che di FAD non hanno niente, se non che mi collego dal PC. Non basta saper usare una piattaforma per saper fare un corso online. Non basta essere un formatore per saper essere un formatore online. Mi bastano 3 slide per capire se un formatore quel materiale lo ha fatto per la formazione a distanza (anche asincrona, non voglio fare la puntigliosa) o se sono le stesse che usa in aula. E se sono le stesse che usa in aula, beh, vendermi quel corso online se non dal punto di vista legale che non conosco, almeno dal punto di vista etico è paragonabile a una truffa.

E voi, acquirenti dei corsi FAD, ho capito che vi interessano i crediti, che vi portino via poco tempo, che non vi rompano le balle, ma cominciate a chiedere a chi vi vende i corsi (ma anche quelli in aula, eh, che non esistono le persone capaci di fare corsi su 50 argomenti, ve lo garantisco, e ve lo garantisco da persona che comunque ritiene che il metodo sia più importante del contenuto in aula, e che quindi si ritiene in grado di fare formazione su argomenti che conosce anche al 70%, che è poco) che vi venda corsi di qualità.

E se non sa farlo, che studi. Si può. Nessuno nasce imparato

 

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Sostegno Inclusione Attiva (SIA)

Elena Giudice

Cos’è, come funziona, prospettive

Gabriella Lanza, Assistente Sociale Specialista e collaboratrice di AssistenteSociale Privato ci spiega il SIA dal punto di vista normativo e procedurale e dell’attuazione.

Un breve inquadramento normativo.

La Legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) prevede la definizione di un Piano nazionale di contrasto alla povertà da adottarsi con cadenza triennale, con la finalità di garantire progressivamente -nei limiti delle risorse disponibili- livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio italiano. La stessa Legge stabilisce l’avvio di una specifica misura nazionale di contrasto alla povertà, il Sostegno per l’inclusione attiva – il SIA – da intendersi come estensione e rafforzamento della precedente sperimentazione (Carta Servizi avviata nel 2013 in 12 comuni).

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Hotel Florida di Amanda Vaill – Sottotitolo Amore e guerra a Madrid

Ho finito oggi questo romanzo impegnativo, in cui si racconta, tenendo sullo sfondo con improvvisi primi piani la Guerra di Spagna, la vicenda umana di giornalisti, scrittori e fotografi che l’hanno raccontata, da così vicino che han finito per morirne. Un giovanissimo Roberta Capa e la sua compagna Gerda Taro. Arturo Barea e Ilsa Kulcsar. Ernest Hemingway, che all’inizio pare un vecchio e poi ti viene in mente che ha meno di 40 anni, e la sua amante Martha Gelhorn. La guerra li cambierà tutti, e cambierà i rapporti tra loro, nella finta normalità che si vive quando nulla è normale.

Un romanzo storico vero, costruito sulla base di documenti di archivio , lettere, diari. Un romanzo in cui al centro c’è la verità e come raccontarla. Non so, mi è parsa una storia d’altri tempi e in effetti lo è. E mi è piaciuto moltissimo

 

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Vlog: 2 houses per genitori separati

Elena Giudice

Già a maggio 2016 avevo scritto un post per presentare un’app che facilita la BIGENITORIALITÀ appena arrivata in Italia molto utile per i genitori separati: 2HOUSES

2HOUSES è appunto un APP di facile utilizzo che consente l’organizzazione condivisa di diverse aree della vita famigliare per chi è separato e ha figli. Dal calendario delle attività alle questioni economiche. Io l’ho consigliata a diversi genitori con i quali ho lavorato e mi sembra che possa essere anche molto utile per diminuire la conflittualità genitoriale scatenata e fomentata anche da una difficoltà di organizzazione e di comunicazione semplice. Il professionista potrebbe iniltre avere una facilità do verifica facendosi indicare dai genitori come membro.

Questa volta ho chiesto ad Alfonso Negri di raccontarci 2HOUSES e che per chi segue il Vlog di AssistenteSocialePrivato mette a disposizione un codice promozionale di 6 mesi (6MESIPRO) per poterlo sperimentare e verificarne l’utilità in modo da…

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viaggi e miraggi

In primavera mi succede spesso questa cosa strana. Che all’improvviso, mentre sono al lavoro, al supermercato, a letto, mi prende questa sensazione fortissima di essere in un altro posto (l’altro giorno camminavo in un paesino della Provenza, oggi ero nelle Marche), ma è così forte che, se non sapessi di non essere in grado di arrivare lontano, dato che la stazione dei treni è già uno scoglio insuperabile, mi alzerei come un automa e, semplicemente, senza bagaglio, senza soldi, senza ragione me ne andrei.

Non viaggio da 7 anni. A volte mi sposto, per brevi dolorosissimi tratti. E’ forse l’unico residuo di un brutto periodo di attacchi di panico e ansia. Partire al mattino, anche solo per andare al bar o in ufficio, è ogni volta un piccolo trauma. So che potrei, anche se mi costerebbe, e il fatto è che non sono sicura di volere fare tutta questa fatica. Come con gli uomini, l’altro giorno mi sono invaghita per 24 ore di un tizio, assolutamente all’oscuro di tutto, e ne sono uscita stremata. Poi per fortuna mi è passata.

Sono così perché sono così. Se tornassi indietro mi piacerebbe imparare a suonare la chitarra, avere una girl band, imparare a nuotare, mettermi a dieta da giovane perché adesso per quanto io faccia non ci riesco, andare in erasmus, farmi la patente e non guidare, fare una tiroidectomia invece del trattamento con lo Iodio 131 che tanti danni mi ha causato, andare in terapia prima di essere costretta a farlo per respirare, non aver perso il mio tempo con chi non lo meritava, non aver fatto di una malsana attitudine al prossimo una vocazione e un destino, sempre cinico e baro.

Eppure non so se sarei diversa davvero. forse sarei comunque così, capace di tante cose, appassionata del mio lavoro, dei miei lavori, e destinata semplicemente a restare qui, sapendo immaginare di essere allo stesso tempo da un’altra parte.

Ho letto così tanti libri che gli scenari non mi mancano. “Che vuoi farci è la vita, è la vita la mia….”

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Chiudiamo i punti nascita sotto ai 500 parti l’anno

Condivido volentieri questo articolo in cui le società scientifiche protestano contro la deroga proposta dalla Regione del Veneto alla chiusura dei Punti Nascita con meno di 500 parti l’anno.

http://www.quotidianosanita.it/veneto/articolo.php?articolo_id=48763

Vorrei ricordare che l’opzione di partorire in un punto nascita sotto casa è comoda, certo, per tutti, ma mette a repentaglio la vita della madre e del bambino, oltre che a rischio il professionista, che a causa del ridimensionamento dei punti parto potrebbe non essere in grado di far fronte a molte delle possibili complicanze.

Partorire sotto casa, quindi, non è sicuro (come personalmente ritengo non sia sicuro partorire in casa, ma non voglio aprire discussioni con amiche che so che la pensano diversamente e che sono state MOLTO fortunate ad avere gravidanze senza complicazioni nei loro parti in casa).

Il parto è uno dei momenti nella vita di due individui legati tra loro più vicino alla morte. Non c’è nulla di naturale. E a quanti vi dicono che le donne partoriscono da sole da sempre, provate a far leggere qualche statistica sulla mortalità per parto delle donne e dei bambini fino agli anni 50 e 60 del secolo scorso anche nel nostro paese.

Non mi stancherò mai in questi casi di consigliare la lettura di questo importante lavoro svolto dalla defunta Agenzia Regionale Socio Sanitaria del Veneto, quando gli Enti Stumentali facevano anche ricerca e non solo gestione e management.

http://www.consiglioveneto.it/crvportal/upload_crv/serviziostudi/1372685867434_Maternita_definitivo.pdf

Fare qualche chilometro in più potrebbe salvare la vita di vostro figlio e la vostra. Poi sotto casa andate al casolino.

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Video: Un anno di Qua.SanZeno

Ho smesso di fare politica nel 2008, dopo aver frequentato un partito dal 1994 e aver lavorato seriamente a un progetto politico a partire dal 1999.
Mi manca, mi mancherà sempre quella dimensione in cui mi sono riconosciuta, l’avere un progetto di futuro per la città.
Ma non sono un cane sciolto, e non sono capace di aggregarmi a chiunque, avevo bisogno di stare con le persone con cui avevo qualcosa in comune, e quel qualcosa è diventato non occuparsi più di politica, non come prima. Osservare, cercare di capire, intervenire se necessario, ma nulla di più.
Ti dedichi ad altro, lavori, fai qualche opera buona se puoi, ma ti manca la socializzazione di un ideale, il lavorare concretamente per realizzarlo. Anche se non ti manca poi condividere tutte le miserie che ci sono state attorno.
Tre anni fa mi sono trasferita a San Zeno. Un anno e mezzo fa Enrico, un amico, mi ha invitato a questo percorso di partecipazione condivisa promosso dall’Assessorato alla Partecipazione del Comune e gestito dalla Cooperativa La Esse. Ero scettica, disillusa, a me la gente piena di buona volontà fa venire l’orticaria. Ci sono andata solo perché la sede era di fronte a casa mia. Facevo fatica a trovare scuse.
E invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un gruppo di persone intelligenti, con una visione lucidamente prospettica, non rivendicative ma propositive, capaci di restituirmi l’entusiasmo di fare qualcosa per il mio quartiere, prima che per la mia città. Perché in questo pezzo di mondo dove abito, e dove fino a un anno e mezzo fa non conoscevo qualcuno, oggi riconosco la mia casa, una casa che sto contribuendo a rendere migliore.
Grazie, Qua.SanZeno, grazie a tutti voi.

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