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Archive for the ‘Laicità’ Category

La Francia è un paese da sempre laico. Sulla base dei valori della sua laicità, che a volte diventa laicismo, ha, molto prima degli attentati e dell’Isis, vietato nelle scuole (laiche), nelle piazze, nei negozi, negli ospedali, nei mezzi di trasporto, l’utilizzo del velo integrale (Legge entrata in vigore l’11 aprile 2011). Quindi, anche se la sensazione che oggi la scelta di multare il burqini nelle spiagge sia un po’ più di allora figlia della tensione e meno nella laicità, si inserisce in un percorso che ritengo quantomeno coerente.

Ma questa è la Francia. La laica Francia.

Quelli che in Italia rompono le balle con la storia del vietare il velo integrale (che poi per ignoranza chiaman tutti Burqa anche se magari è un niqab o peggio, un banale hijab, poco diverso da quello che in alcuni paesotti del nostro Paese le donne portano ancora) invece lo fanno, a seconda, per propaganda politica anti immigrazione (sotto i burqini si nascondono le cinture esplosive, che ormai sono idrorepellenti….) o per ignoranza. Dubito lo facciano per una questione di laicità, e tantomeno per una questione di rispetto della donna.

In ogni caso, visto che state sempre tutti a dire “prima gli italiani”, quando avrete tolto dai luoghi pubblici i Cristi in croce che spiccano nelle aule delle scuole e negli ospedali, magari riparliamo della libertà di esposizione dei simboli religiosi e di laicità. E ci mettiamo dentro anche il burqini. Che io, visto che non posso prendere il sole, quasi quasi adesso mi compro.  Voglio incontrarlo il vigile che mi impedirà di usarlo alle piscine comunali, visto che non ho nemmeno l’aggravante di essere musulmana, essendo felicemente atea.

 

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Sabato 23 aprile a Treviso una importante giornata di studio su La cittadinanza, i problemi che si aprono in questo momento di cambiamento sociale, le prospettive che vengono dalle possibili riforme in materia.

E’ possibile partecipare anche solo ai lavori di una parte della giornata. E’ stato richiesto l’accreditamento formativo presso l’Ordine degli Avvocati.

Un tema che periodicamente entra nel dibattito socio politico, ma rispetto al quale ancora andiamo un poco a tentoni. Un’ottima occasione di approfondimento.

Vi aspettiamo

 

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Ferve il dibattito sulla cosiddetta maternità surrogata. Fino a febbraio non se ne fotteva nessuno, dopo che si è cominciato a ragionare della PDL Cirinnà, e soprattutto dopo la “campagna acquisti” di Vendola, pare che sia il problema più urgente di cui occuparsi hic et nunc.

Dico la mia facendo una necessaria premessa: che i cattolici siano contrari lo posso comprendere, fanno come sempre la loro parte. Che siano contrari gli altri, onestamente faccio più fatica. Come diceva giustamente Giampaolo Sbarra, molte delle persone oggi contrarie sono quelle che urlavano in piazza “L’utero è mio e lo gestisco io”. E adesso, non si può più gestire? Andava bene finché si trattava di non avere figli, non va più bene quando si tratta di averli?

Invece di darmi delle risposte provo a pormi delle domande, per analogia, essendo questo un tema in Italia abbastanza nuovo (all’estero no, wie immer)

  1. Si sono verificati in alcuni periodi storici più che in altri episodi di compravendita di organi. Alcuni in forma di tratta, altri in forma di libera scelta. Non mi pare che qualcuno abbia mai pensato di abolire i trapianti di organo perché questo ha creato del mercato. Si è ovviamente cercato di eliminare il mercato nero e di impedire episodi di sfruttamento economico. Si governa un sistema facendo delle leggi, possibilmente congruenti con quelle degli altri paesi per evitare sacche di sfruttamento, turismo procreativo, etc. Ma la storia va avanti, nonostante i pregiudizi. Il fatto che una gestazione per altri possa essere in qualche modo compensata al pari di una maternità in proprio, mi pare l’ultimo dei problemi. E se le leggi le facciamo, invece di sputare sentenze, forse eviteremo che si formino sacche di mercato, magari “clandestino”.
  2. Una delle motivazioni principali che si adduce contro l’idea della maternità surrogata è che è “mostruoso” immaginare che tra una donna e il bimbo che porta in grembo non si crei un legame fortissimo che non è possibile sciogliere al momento della nascita. Eppure mi pare evidente che ci sono donne che pur partorendo non diventano mai madri, e altri che lo sono naturalmente senza partorire mai. Continuiamo a considerare l’aspetto naturale e “animalesco” della questione facendo finta che non abbiamo detto negli ultimi 40 anni almeno che la famiglia è una struttura culturale e non sociale, e che i figli sono più di chi li cresce che di chi li concepisce. Per esempio, oggi la società sta tornando all’idea dell’allattamento naturale come un modello preferibile a quello artificiale, al netto degli eventuali problemi che ci possono essere, in parte per ragioni di tipo medico, ma soprattutto per il legame che si crea tra la madre e il figlio che allatta al seno. Eppure per secoli i ricchi mettevano i figli a balia, e tra le grandi famiglie povere chi aveva latte allattava anche i bimbi di chi non ne aveva. I figli erano della comunità, non dei genitori. Non mi pare che nei secoli siano cresciute generazioni di soli bambini corrotti e infelici per non aver goduto del latte materno ma di quello d’altri.
  3. ci sono mille modi per condurre una gravidanza. Ci sono donne che rimangono incinte senza volerlo e senza saperlo. Ci sono donne che rimangono incinte contro la loro volontà. Ci sono donne che combattono per avere la possibilità di rimanere incinte. Ci sono persone cui avere un figlio è impossibile.  Questo per ragioni solo in parte legate all’orientamento sessuale. Ma io credo che o riconosciamo il legittimo desiderio di avere un figlio a chiunque, o dobbiamo disconoscerlo a tutti, perché la discriminazione su questo argomento è davvero troppo dolorosa. Per quale ragione dobbiamo riconoscere il desiderio di maternità a tutte le donne (quando appare evidente che non tutte ce l’hanno) e disconoscerlo agli uomini, per esempio? Eppure abbiamo tutti esempi meravigliosi di padri eterosessuali che sanno essere ottimi padri per i loro figli. E dubito che la scienza abbia mai dimostrato che è meglio avere una buona madre piuttosto che un buon padre.
  4. Oggi ho discusso su fb con una persona che diceva che l’idea di ospitare nel proprio corpo un figlio è il contrario del senso di maternità. Io questo non lo credo. Penso che invece i nove mesi in cui una creatura si sviluppa dentro il corpo di una donna siano davvero la quintessenza dell’ospitalità. Perché poi il bambino nasce e diventa una piccola persona a sé stante. E tu l’hai ospitato per il tempo che gli serviva a formarsi, ma poi lo lasci andare, e quello che succede dopo non lo puoi sapere. Non puoi sapere se riuscirai a costruirci un rapporto reale, o se lo perderai. Se sopravviverà o se tu sopravviverai. Non lo sai. In quei nove mesi lo ospiti dentro di te senza sapere nulla. Perché allora ospitarlo non per te ma per altri dovrebbe diventare un problema? Io non ho mai desiderato avere dei figli. Ma se una persona a me cara mi chiedesse di occuparmi dei suoi, forse non avrei il coraggio di dirle di no. E se fosse lecito, e mi chiedesse di ospitare un figlio per lei nel mio corpo, forse lo stesso non saprei dire di no.
  5. Ma soprattutto, seriamente, chi siamo noi per giudicare le vite degli altri? Le vite di chi non ha un figlio e lo desidera. Le vite di chi è disponibile ad ospitare nel proprio corpo un figlio di altri, non suo, solo finché viene alla luce. Io non me la sento di giudicare nessuno, e vorrei tanto che questa questione non facesse la fine dell’eutanasia, che per non urtare la sensibilità di qualcuno c’è gente che va in Svizzera per il suicidio assistito o, come Monicelli, si butta dalla finestra a 95 anni. Proviamo a superare i nostri preconcetti e la nostra idea di normalità e ad accettare che le persone siano diverse da noi, ma non per questo debbano essere condannate. Proviamo a regolare il sistema prima che un sacco di gente si faccia del male. Quante donne sono morte di mammana prima che ci decidessimo a normare l’IVG? Ecco, prima facciamo una norma seria su questi temi meno male si faranno molte persone, adulti e bambini. Non sono madri surrogate che fanno figli per venderli. Spesso nelle esperienze degli Stati Uniti sono donne che hanno già avuto dei figli e che per dimostrare la loro gratitudine per questo donano un figlio a chi non può averne. Le dinamiche sono molto più che economiche. La gestazione per altri può avere una sua dignità, sta a noi se decide di riconoscergliela o criminalizzarla a priori.
  6. Scusate il tono vagamente catecumenale. Ma il fatto è che se anche io non conosco molto bene l’amore, penso di poter immaginare il dolore di non poterlo vivere. Sono certa che i miei argomenti non piaceranno a molti. Ma se ne facciano una ragione. Nemmeno a me piacciono quelli di molti.

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Stamattina ho scritto un post su fb in cui dicevo che questa cosa del bimbo di Vendola non mi convinceva.

Dopo averne lette di ogni in giornata, vorrei dire cosa non mi convince. perché non è quel che si può pensare.

Vendola e il suo compagno, che hanno una relazione stabile e duratura da anni e non hanno mai nascosto il desiderio di avere un figlio, si sono rivolti all’estero, in uno Stato in cui la maternità surrogata è legittima, peraltro uno Stato col quale c’entrano in qualche modo, visto che per metà è lo stato del compagno di Vendola, italo -canadese, hanno contattato una donna disponibile a svolgere questo compito di “portatrice”, hanno pagato tutte le spese sanitarie e immagino un rimborso a questa donna, e hanno legalmente avuto un bimbo, che non è in nulla diverso da molti altri bambini del mondo, almeno dal punto di vista biologico. Poi la cultura farà il resto (e fortunatamente la ESSE strana di Vendola non dovrebbe essere un fattore culturale, quindi da sto punto il pupo è salvo).

Ecco, questa è la parte della questione che non mi turba affatto. Molti discutono del fatto che si dimostra come solo chi ha i soldi può fare certe cose, ma la colpa non è mica di chi ha soldi, la colpa è nostra che mettiamo delle leggi restrittive. Tutte le coppie che a causa della malnata e spero quasi defunta legge 40 hanno dovuto recarsi all’estero per la fecondazione eterologa (ma lì non era una donna che ci metteva qualcosa di suo, era un uomo… il maschilismo in questo paese continua a far più danni del cattolicesimo…) hanno dovuto pagare, e chi non aveva i soldi si è spesso dovuto rassegnare. Non è che Vendola e il suo compagno siano un’eccezione.

A me quello che turba è il tempismo con cui è avvenuta ‘sta cosa. Ovvio che per fare un figliolo, in affitto o in proprietà privata, sempre nove mesi ci vogliono, ma trovo una coincidenza fastidiosa che il bimbo nasca due giorni dopo l’approvazione in Senato di un seppur monco e rimaneggiato DDL Cirinnà, che comunque esclude la maternità surrogata per gli omosessuali. Quello che mi turba è che nemmeno lui abbia avuto mai la speranza sincera e concreta di un cambiamento vero. Altrimenti, forse, avrebbe aspettato.

E non capisco se mi dispiace di più questo, o che in parte abbia avuto ragione.

E, onestamente, lo dico da una che si è sempre chiesta cosa abbiano in testa le persone, di qualunque genere o orientamento sessuale siano, quando decidono di volere un figliolo.

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L’8 febbraio 2014 moriva a Treviso Paolo Ravasin, presidente dell’Associazione Veneto Radicale e della Cellula Coscioni di Treviso, ucciso dalla SLA. Una malattia con cui aveva imparato a convivere, che lo limitava in quasi tutto tranne nell’espressione determinata e concreta della sua volontà: Paolo fu il primo in Italia a registrare in un video il suo Testamento Biologico, poiché già da tempo incapace di sottoscriverlo. Gli ultimi anni della vita di Paolo non sono stati un lento declino verso una fine annunciata e ogni giorno possibile, ma una battaglia, con il suo filo di voce interrotto dalla ventilazione artificiale, costante e pervicace per il riconoscimento della dignità della persona alla fine della sua vita, e quindi per l’approvazione di una legge sulle Direttive Anticipate di Trattamento, o DAT, o Testamento Biologico.

Paolo è stato per molti di noi un motivo in più per stare in piazza la sera e nel week end a raccogliere firme, perché la sua volontà, così simile alla nostra pur nella diversità delle condizioni,  trovasse dignità e rispetto. Perché condividere la sua sofferenza, e al contempo il suo desiderio di vivere, e la sua lucidità nel fare di questa battaglia uno scopo della sua vita, ha rappresentato per molti di noi, che abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo, una spinta fondamentale.

Oggi abbiamo una buona notizia, di cui Paolo se fosse qui darebbe felice, e che gli doniamo nell’anniversario della sua morte.

Dopo l’approvazione della Delibera Comunale, dal 16 febbraio entra in vigore nel Comune di Treviso il Regolamento sul Registro dei Testamenti Biologici, iniziativa in qualche modo lanciata con una raccolta firme importante dall’Associazione Veneto Radicale, in questo momento non più attiva, e dalla Cellula Coscioni di Treviso,  in fase di ripartenza. Dal 16 febbraio, quindi, i residenti nel territorio comunale potranno depositare al Protocollo del Comune di Treviso le loro Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Manca ancora una legge nazionale che le renda valide, ma è un grande passo avanti per il riconoscimento della dignità e della libera scelta della persona. Dobbiamo ringraziare per questo i Capigruppo di Maggioranza, che per primi si sono fatti carico della nostra raccolta firme, e l’Assessore Cabino, che è poi riuscita a lavorare con i tecnici comunali per superare gli ostacoli. Nel mese di marzo organizzeremo una giornata “ufficiale” di consegna delle DAT presso il comune. Chiunque fosse interessato ad avere informazioni ulteriori ci contatti.

Ma soprattutto ringraziamo Paolo Ravasin, senza il quale forse quella raccolta firme non sarebbe nemmeno mai cominciata. Nulla di meglio per ricordare un amico che continuare le battaglie che lui aveva iniziato.

 

 

 

 

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Sono da sempre favorevole al Testamento Biologico, o meglio alle Disposizioni Anticipate di Trattamento, come garanzia della dignità della vita e della morte.

Non condanno le persone che, in assenza di strumenti meno cruenti e roboanti, ricorrono al suicidio per le più diverse ragioni.

Non si tratta di essere tifosi della morte invece che della vita. Si tratta sempre, a mio avviso, di stare dalla parte della dignità.

Ci sono persone che, per ragioni di salute, hanno questa scelta preclusa. Tra il serio e il faceto discutevamo una sera del suicidio di Monicelli, e pur essendo tutti d’accordo sul fatto che questo gesto avesse rappresentato un estremo atto di volontà e di dignità, qualcuno diceva “sì, ma insomma, forse avrebbe potuto scegliere un modo meno traumatico, anche per chi passa, per chi vede, per chi raccoglie”. Certo, ma se hai 95 anni e sei blindato in un ospedale, già sei stato un genio a trovare il modo di saltare la finestra.

Al di là delle convinzioni personali, in ogni caso, ritengo fondamentale che si debba regolamentare, come avviene in molti paesi europei senza che questo abbia aumentato il numero complessivo dei decessi,  né tantomeno una sorta di “turismo suicidario” , la libertà di scelta del cittadino nel suo fine vita. Laicamente, senza oneri. Che il cittadino possa scegliere a quali trattamenti sottoporsi oppure no (DAT), ma anche che il cittadino possa scegliere di concludere, con rispetto e dignità, la sua esistenza nel momento in cui, in particolari per ragioni sanitarie, non è più in grado di chiamarla tale.

Dal 15 marzo scorso è partita la campagna Eutanasia Legale. Questo il testo del progetto di legge di iniziativa popolare sul quale cerchiamo di raccogliere 50.000 firme nei prossimi 6 mesi. http://www.associazionelucacoscioni.it/comunicato/proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare-su-rifiuto-di-trattamenti-sanitari-e-liceita.

Spero che presto in tutti gli Uffici Comunali d’Italia si possa firmare. Spero che presto, ma vi tengo aggiornati, ci saranno i tavoli per firmare anche a Treviso.

Non si tratta, ripeto, di una scelta di morte, si tratta di una scelta di dignità. Che non obbliga nessuno.Non ci saranno stermini di massa con la scusa dell’eutanasia e del suicidio assistito. E chi vorrà condurre la propria vita fino all’ultimo continuerà naturalmente a poterlo fare.

La dignità è nella libertà di scegliere, non nella qualità della scelta che si compie, che dipende esclusivamente da sé, dalle proprie convinzioni, dalle proprie credenze. La battaglia è per il diritto di farle valere, tutte.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.eutanasialegale.it

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Da La Tribuna di Treviso di oggi, articolo di Laura Canzian

Ravasin accusa: legge ignorante, si deve aggiungere vita ai giorni, non giorni alla vita. Dal suo letto l’uomo afflitto da Sla, pioniere del testamento biologico, attacca maggioranza e Vaticano: subito firme per il referendum biotestamento,

«Mi sento pugnalato alle spalle. Con il potere dell’arroganza hanno votato un disegno di legge ignorante». I con queste durissime parole che Paolo Ravasin, dal suo letto nella casa di cura di Monastier, critica il ddl sul biotestamento votato alla Camera. Un testo che limita fortemente il rispetto delle volontà del malato sul fine vita, e che «annulla» il valore del testamento biologico. «Non mi fermeranno – dice Ravasin, determinatissimo – Continuerò a lottare per i diritti del malato. E’ meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita». Anche se questo volesse dire attuare lo sciopero della fame, nonostante le condizioni di salute. Ravasin, malato di Sla, immobilizzato a letto e autore di un testamento biologico (o meglio Dichiarazione anticipata di trattamento) reso pubblico anche sul web, attende l’approvazione in Senato prima di decidere in quale modo esprimere il suo profondo dissenso verso il testo votato da Lega, Pdl Udc, e da una piccola parte del Pd. Secondo gli oppositori il disegno di legge, pur dando il via libera al biotestamento, lo rende di fatto «carta straccia». Non solo perché il documento – in cui il malato dichiara a quali cure vuole sottoporsi una volta che non fosse più in grado di intendere e volere – non è vincolante per il medico, ma anche perché verrà applicato solo al paziente in stato di «accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale», ossia quando di fatto è morto. E’ infatti lo stato in cui la legge autorizza l’espianto degli organi. Questa è la condizione per cui l’alimentazione con il sondino venga interrotta. Ravasin, il suo testamento biologico rischia di non avere più alcun valore… «Lo so. Mi sento come pugnalato alle spalle e come me si sente l’80% degli italiani che vogliono decidere sul proprio fine vita». C’è chi dice che questa sia solo una vendetta contro Eluana. Lo stesso Beppino Englaro ha definito il ddl «incostituzionale». Pd e Radicali si dicono pronti a raccogliere firme per il referendum abrogativo se il ddl dovesse passare così com’è al Senato. «Hanno ragione a dire che questa è una vendetta contro Eluana. Sono vicino a Beppino, che è un uomo eccezionale. Spero che Pd e Radicali vadano fino in fondo: sono sicuro che raccoglieranno molte firme perché la maggioranza degli italiani è contrario a tutto ciò». Cosa farà ora? «Andrò avanti per la mia strada, non mi fermeranno. Sai, in questi anni di immobilità ho maturato un pensiero. Che è meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita. Cosa me ne faccio della possibilità di vivere fino a 100 anni, se sono incosciente in un letto, e non posso nè esprimere sentimenti nè sentire quelli degli altri? Questa è una legge contro la dignità umana. Se affondano la dignità del malato, affondano quella di tutti. Si sente di lanciare un messaggio ai politici. «Dico solo che al Governo ci sono troppi burattini che fanno ciò che dice loro la Chiesa. Il Vangelo orienta le scelte etiche e morali, ma non stabilisce alcun ordinamento legislativo». Annunciano battaglia e mobilitazioni anche l’assocazione «Luca Coscioni», da sempre in prima fila per l’autodeterminazione del malato rispetto all’uso delle terapie e dei farmaci, i radicali del Veneto, numerose associazioni attive sul fronte della bioetica. Il voto della Camera ha innescato discussioni anche nelle forze del centrosinistra trevigiano.

 

UNA VERGOGNA, questo rappresenta questa legge, volta pressochè esclusivamente a rabbonire i vertici della Chiesa cattolica e a dimostrare, al di là delle evidenze concrete, l’etica intrinseca del parlamento che ci governa.

Beh, mi fa schifo! Mi fa schifo che quello che voglio io non abbia alcun peso, mi spezza il cuore sapere che i malati non abbiano voce in capitolo, soprattutto quando so con certezza che a fronte di questo sono spesso soli, senza supporti, nell’affrontare le loro malattie.

E allora, lo dico, se non ci saranno i DAT (perchè quelle che sono state approvate alla Camera sono solo una finzione di Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, beh, allora tanto vale combattere per l’eutanasia. Prima di tutto quella eterologa. Sopprimiamo politicamente questa pletora assurda di ignobili porci baciapile!

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