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Hotel Florida di Amanda Vaill – Sottotitolo Amore e guerra a Madrid

Ho finito oggi questo romanzo impegnativo, in cui si racconta, tenendo sullo sfondo con improvvisi primi piani la Guerra di Spagna, la vicenda umana di giornalisti, scrittori e fotografi che l’hanno raccontata, da così vicino che han finito per morirne. Un giovanissimo Roberta Capa e la sua compagna Gerda Taro. Arturo Barea e Ilsa Kulcsar. Ernest Hemingway, che all’inizio pare un vecchio e poi ti viene in mente che ha meno di 40 anni, e la sua amante Martha Gelhorn. La guerra li cambierà tutti, e cambierà i rapporti tra loro, nella finta normalità che si vive quando nulla è normale.

Un romanzo storico vero, costruito sulla base di documenti di archivio , lettere, diari. Un romanzo in cui al centro c’è la verità e come raccontarla. Non so, mi è parsa una storia d’altri tempi e in effetti lo è. E mi è piaciuto moltissimo

 

Elena Giudice

Già a maggio 2016 avevo scritto un post per presentare un’app che facilita la BIGENITORIALITÀ appena arrivata in Italia molto utile per i genitori separati: 2HOUSES

2HOUSES è appunto un APP di facile utilizzo che consente l’organizzazione condivisa di diverse aree della vita famigliare per chi è separato e ha figli. Dal calendario delle attività alle questioni economiche. Io l’ho consigliata a diversi genitori con i quali ho lavorato e mi sembra che possa essere anche molto utile per diminuire la conflittualità genitoriale scatenata e fomentata anche da una difficoltà di organizzazione e di comunicazione semplice. Il professionista potrebbe iniltre avere una facilità do verifica facendosi indicare dai genitori come membro.

Questa volta ho chiesto ad Alfonso Negri di raccontarci 2HOUSES e che per chi segue il Vlog di AssistenteSocialePrivato mette a disposizione un codice promozionale di 6 mesi (6MESIPRO) per poterlo sperimentare e verificarne l’utilità in modo da…

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viaggi e miraggi

In primavera mi succede spesso questa cosa strana. Che all’improvviso, mentre sono al lavoro, al supermercato, a letto, mi prende questa sensazione fortissima di essere in un altro posto (l’altro giorno camminavo in un paesino della Provenza, oggi ero nelle Marche), ma è così forte che, se non sapessi di non essere in grado di arrivare lontano, dato che la stazione dei treni è già uno scoglio insuperabile, mi alzerei come un automa e, semplicemente, senza bagaglio, senza soldi, senza ragione me ne andrei.

Non viaggio da 7 anni. A volte mi sposto, per brevi dolorosissimi tratti. E’ forse l’unico residuo di un brutto periodo di attacchi di panico e ansia. Partire al mattino, anche solo per andare al bar o in ufficio, è ogni volta un piccolo trauma. So che potrei, anche se mi costerebbe, e il fatto è che non sono sicura di volere fare tutta questa fatica. Come con gli uomini, l’altro giorno mi sono invaghita per 24 ore di un tizio, assolutamente all’oscuro di tutto, e ne sono uscita stremata. Poi per fortuna mi è passata.

Sono così perché sono così. Se tornassi indietro mi piacerebbe imparare a suonare la chitarra, avere una girl band, imparare a nuotare, mettermi a dieta da giovane perché adesso per quanto io faccia non ci riesco, andare in erasmus, farmi la patente e non guidare, fare una tiroidectomia invece del trattamento con lo Iodio 131 che tanti danni mi ha causato, andare in terapia prima di essere costretta a farlo per respirare, non aver perso il mio tempo con chi non lo meritava, non aver fatto di una malsana attitudine al prossimo una vocazione e un destino, sempre cinico e baro.

Eppure non so se sarei diversa davvero. forse sarei comunque così, capace di tante cose, appassionata del mio lavoro, dei miei lavori, e destinata semplicemente a restare qui, sapendo immaginare di essere allo stesso tempo da un’altra parte.

Ho letto così tanti libri che gli scenari non mi mancano. “Che vuoi farci è la vita, è la vita la mia….”

Condivido volentieri questo articolo in cui le società scientifiche protestano contro la deroga proposta dalla Regione del Veneto alla chiusura dei Punti Nascita con meno di 500 parti l’anno.

http://www.quotidianosanita.it/veneto/articolo.php?articolo_id=48763

Vorrei ricordare che l’opzione di partorire in un punto nascita sotto casa è comoda, certo, per tutti, ma mette a repentaglio la vita della madre e del bambino, oltre che a rischio il professionista, che a causa del ridimensionamento dei punti parto potrebbe non essere in grado di far fronte a molte delle possibili complicanze.

Partorire sotto casa, quindi, non è sicuro (come personalmente ritengo non sia sicuro partorire in casa, ma non voglio aprire discussioni con amiche che so che la pensano diversamente e che sono state MOLTO fortunate ad avere gravidanze senza complicazioni nei loro parti in casa).

Il parto è uno dei momenti nella vita di due individui legati tra loro più vicino alla morte. Non c’è nulla di naturale. E a quanti vi dicono che le donne partoriscono da sole da sempre, provate a far leggere qualche statistica sulla mortalità per parto delle donne e dei bambini fino agli anni 50 e 60 del secolo scorso anche nel nostro paese.

Non mi stancherò mai in questi casi di consigliare la lettura di questo importante lavoro svolto dalla defunta Agenzia Regionale Socio Sanitaria del Veneto, quando gli Enti Stumentali facevano anche ricerca e non solo gestione e management.

http://www.consiglioveneto.it/crvportal/upload_crv/serviziostudi/1372685867434_Maternita_definitivo.pdf

Fare qualche chilometro in più potrebbe salvare la vita di vostro figlio e la vostra. Poi sotto casa andate al casolino.

Ho smesso di fare politica nel 2008, dopo aver frequentato un partito dal 1994 e aver lavorato seriamente a un progetto politico a partire dal 1999.
Mi manca, mi mancherà sempre quella dimensione in cui mi sono riconosciuta, l’avere un progetto di futuro per la città.
Ma non sono un cane sciolto, e non sono capace di aggregarmi a chiunque, avevo bisogno di stare con le persone con cui avevo qualcosa in comune, e quel qualcosa è diventato non occuparsi più di politica, non come prima. Osservare, cercare di capire, intervenire se necessario, ma nulla di più.
Ti dedichi ad altro, lavori, fai qualche opera buona se puoi, ma ti manca la socializzazione di un ideale, il lavorare concretamente per realizzarlo. Anche se non ti manca poi condividere tutte le miserie che ci sono state attorno.
Tre anni fa mi sono trasferita a San Zeno. Un anno e mezzo fa Enrico, un amico, mi ha invitato a questo percorso di partecipazione condivisa promosso dall’Assessorato alla Partecipazione del Comune e gestito dalla Cooperativa La Esse. Ero scettica, disillusa, a me la gente piena di buona volontà fa venire l’orticaria. Ci sono andata solo perché la sede era di fronte a casa mia. Facevo fatica a trovare scuse.
E invece ho avuto la fortuna di imbattermi in un gruppo di persone intelligenti, con una visione lucidamente prospettica, non rivendicative ma propositive, capaci di restituirmi l’entusiasmo di fare qualcosa per il mio quartiere, prima che per la mia città. Perché in questo pezzo di mondo dove abito, e dove fino a un anno e mezzo fa non conoscevo qualcuno, oggi riconosco la mia casa, una casa che sto contribuendo a rendere migliore.
Grazie, Qua.SanZeno, grazie a tutti voi.

Elena Giudice

AssistenteSocialePrivato ha deciso di fare una proposta a tutti gli assistenti sociali creativi! Visto che siamo molto interessati a lavorare su questo tema e supportare idee e progetti vi proponiamo un

CONTEST DI IDEE E PROGETTI DI COMUNICAZIONE DELLA PROFESSIONE: cosa vuoi comunicare della professione? A chi lo vuoi comunicare (target)? Quali strumenti pensi siano più appropriati? (video, manifesto, volantino, album fotografico, favola, canzone, etc..) Su quale ‘canale’ comunicativo ha più senso proporlo? Come lo crei concretamente? MANDACI IL PRODOTTO O LA SUA BOZZA, NON SOLO L’IDEA!

In concreto vi chiediamo di inviarci (info@elenagiudice.it) idee e progetti su questo tema anche in fase embrionale. Il migliore vincerà un BUONO DI 100 € da utilizzare per I CORSI FAD di AssistenteSocialePrivato. LA SCADENZA DEL CONTEST È IL 30 MAGGIO 2017.

Accedi all’evento creato su Facebook

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Per tutti quelli che se lo sono persi il webinar di ieri sera su Comunicare la Professione. Il contest invece è per tutti, anche per chi ieri non c’era!

Elena Giudice

Il 27 marzo Lara Bucella ed io abbiamo tenuto un webinar con tanti colleghi che hanno partecipato da tutta Italia sul tema Comunicare la Professione nell’Era Web 2.0: Servizio Sociale e Nuovi Media.

Qui potete vedere la registrazione dell’evento e – a breve – scaricare gratuitamente EBOOK e PDF del libro scritto da Lara Bucella ‘Comunicare la Professione nell’Era Web 2.0: Servizio Sociale e Nuovi Media’ nel quale oltre alla teoria sulla comunicazione efficace e su come i media veccjhi e nuovi rappresentano l’assistente sociale troverete proposte di strategie di comunicazione.

Inoltre vi facciamo una proposta. Visto che AssistenteSocialePrivato è molto interessato a lavorare su questo tema e supportare idee e progetti vi proponiamo un

CONTEST DI IDEE E PROGETTI DI COMUNICAZIONE DELLA PROFESSIONE

In concreto vi chiediamo di inviarci (info@elenagiudice.it) idee e progetti su questo tema anche in fase embrionale. Il migliore vincerà un BUONO DI…

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