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https://www.facebook.com/insistentisociali/?hc_ref=ARRYiVWWiqqNdm6-r2CHqFBLy2xNUCd0GcCvVkQ1zOQFOtDr9_bt04DcQUgv4yjG84o&fref=nf

Qualche giorno fa Insistenti Sociali ha pubblicato nella sua pagina un mio video sulle Fondazioni che alcuni Ordini Regionali, ma soprattutto l’Ordine Nazionale, hanno costituito. E’ un intervento che nasce da una grande curiosità di sapere perché gli Ordini sentono questa esigenza, e da una forte critica, perché a mio parere si tratta molto banalmente di uno strumento che replica in termini di competenze i ruoli degli Ordini, senza dare un vero valore aggiunto e anzi, putroppo, attivando dei meccanismi di duplicazione degli spazi di potere che a mio parere cozzano con la mia idea di giustizia, di trasparenza, di anticorruzione (che per chi se lo fosse perso è il mio cavallo di battaglia).

Nessuno di noi Insistenti Sociali si aspetta di avere delle risposte alle domande che solleva, ma questo non nega che sarebbe davvero piacevole che qualcuno rispondesse a delle domande che sono legittime, pienamente legittime. Almeno per scardinare nella mia mente l’idea, che purtroppo è stata più volte legittimata dagli atteggiamenti di alcuni rappresentanti dell’Ordine (so che è vietato dirlo, ma basti pensare a quello che sta succedendo in Campania) che appaiono, anzi, per essere precisi A ME APPAIONO volti all’unica salvaguardia del proprio Status Quo, incapaci di spiegazioni (avete mai letto una delibera del CNOAS, manca SEMPRE un elemento fondamentale previsto dal diritto amministrativo per i provvedimenti, ovvero la MOTIVAZIONE), spesso rancorosi e tendenti decisamente al personalistico, a volte vagamente minacciosi (l’ultima telefonata che ho ricevuto io, molto tempo fa, ha avuto un esordio del tipo: “magari dovresti parlare prima di scrivere, rischi che qualcuno si incazzi”. A voi cosa sembra?).

Eppure, seriamente, rispondere difendendo il proprio operato o giustificandolo non rende mica peggiori. Anzi, potrebbe essere un modo interessante per tornare umani. E riavvicinare all’Ordine molte persone che si fanno perfino più domande di me

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Io festeggio il WSWD pensando a quanti colleghi e colleghe ho incontrato da quando ho iniziato il mio viaggio con AssistenteSociale Privato, Elena Giudice in primis, ma Giulia e Cristina che hanno pubblicato oggi una fantastica prima puntata della web serie, e tutti i colleghi con cui condivido l’esperienza dei corsi di formazione, siano essi formatori (e ne abbiamo di davvero speciali) o partecipanti, e Insistenti sociali, e alcuni Consiglieri della Regione Veneto con cui mi confronto spesso, e le colleghe con cui sono stata ai seggi per il rinnovo del Consiglio, soprattutto Eleonora Pascon. Devo dire che sono spesso stata critica nei confronti di un certo modo di vivere la professione, ed è un retaggio che viene da lontano, da quando il primo giorno di DUSS mi presentai dicendo “voglio fare questo corso ma non farò mai l’assistente sociale” ma oggi festeggio la bellezza di una comunità che scopro attiva, in cui ci sono movimenti belli, segnali importanti di critica costruttiva, di una riflessione pratica e non teoretica sul senso dell’essere assistente sociale oggi, nonostante forti sacche di resistenza e di tentativo di mantenere un deleterio status quo. Questa rete che si va costruendo attorno a me, e ampliando, di persone che condividono una ricerca di senso, mi fa dire grazie, perché era quello che mi mancava per non vergognarmi, come spesso mi è capitato, di essere anche io un’assistente sociale

Vi invito a vedere il video di Assistente Sociale Privato sulla pagina facebook

Finestre

Da ragazza ogni mattina mi svegliavo e davanti agli occhi avevo la finestra della mia camera. Quella finestra era il simbolo del mio fallimento futuro. Ho sempre pensato che non avrei mai potuto svegliarmi tutti i giorni con quell’unico orizzonte. Che sarei morta se non avessi avuto altro da quella finestra.

Per questo appena ho potuto ho iniziato a dormire ovunque, a casa di amici, in giro per le città che visitavo, a volte per terra o nelle panchine delle stazioni, ovunque pur di non avere di fronte solamente quella finestra.

Quattro anni fa ho comprato una casa senza volerlo, solo perché a causa di alcune circostanze mi sono convinta che comprare una casa era l’unico modo per avere almeno qualcosa.

Oggi, stesa a leggere, mi sono accorta che ho di nuovo una finestra di fronte al letto, e la guardo ogni giorno, ed è mia. E non ho capito se è uno spiraglio o una prigione.

Ma indubbiamente svegliarmi ogni giorno di fronte alla stessa finestra è un fallimento, per la persona che ero e che avrei voluto diventare. E che crescere, almeno nel mio caso, è una lunga teoria di fallimenti.

Posto volentieri questo video di una new entry tra Insistenti Sociali, Erika Del Pomo. Erika sta per conseguire la laurea magistrale, ed è piena di idee e di entusiasmo, soprattutto sull’aspetto della formazione universitaria. Una risorsa fondamentale per il nostro gruppo!

Oggi ci parla della Legge Iori

https://youtu.be/vGx8aw0v50g

Felicità

Che ti viene subito in mente “è un bicchiere di vino con un panino”…

Ieri sera Nadia mi ha chiesto se sono felice, e le ho risposto di no. Ma era perché ieri non ero proprio felice io.

In verità sono felice per quanto la mia natura me lo consente.

A tratti, come quando la strada spiana durante una salita e di nuovo respiri.

Ha un suo senso, in fondo, senza grosse pretese, questa felicità del ricominciare ogni tanto a respirare

Sono molto in ritardo con la pubblicazione dei video, ma insomma, ricomincio da qua, dalla mia coach preferita!

https://www.assistentesocialeprivato.it/ambivalenza-gliospitidellunedi/

“Come Shane nella Valle Solitaria

avevi una giacchetta di pelle scamosciata

piena di frange svolazzanti

e la mettevi sempre

SEMPRE la mettevi

ma quando te ne ho parlato

non ricordavi più.

 

La vita ti ha lobotomizzata

e io sono l’inserviente

che porta a casa i resti

gettati nel secchio dal chirurgo”

Michele Mari

 

 

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