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Posts Tagged ‘Alessandro Defilippi’

Viene la morte che non rispetta di Alessandro Defilippi
E’ strano. Io sono astemia e odio il pesce, ma quando leggo i libri di Alessandro è come se fossi seduta al tavolo accanto dei protagonisti, da Cicin a Boccadasse, a pasteggiare a Pigato, pesce fritto e focaccia.E la cosa pazzesca è che mi sento come se quella fosse casa, io che non vado a Genova da 35 anni, e che sicuramente non ci sono stata nel ’52.
Viene la morte che non rispetta è un signor giallo, quelli in cui capisci l’assassino solo quando te lo dice l’autore, non prima. E anche se all’apparenza sembra meno inquietante di “la paziente n.9”, in realtà tra le pieghe del racconto secondo me lo è di più. Laura, per esempio, è quasi più presente qui che nell’altro, di cui pure in qualche modo era la protagonista.
Come sempre ci sono i buoni e i cattivi, e anzi, trovo che col passare del tempo la distinzione sia sempre più sottile, e ci sia tutta una zona grigia dove i buoni e i cattivi sopravvivono insieme in qualche maniera, scambiandosi ogni tanto.
La cosa che comunque amo di più nei romanzi di Alessandro è la sua profonda capacità di dare una descrizione agli archetipi delle cose: quella di Vercesi per Anglesio non è amicizia, è L’Amicizia. Quella di Anglesio per la moglie non è un’ossessione, è L’Ossessione. Quella di Anglesio per la vita, per la rinascita, per Letizia, non è indecisione né paura. E’, a mio avviso, la vera essenza dell’umanità, la tensione costante tra ciò che vorremmo per noi, ciò che sarebbe forse anche facile, e ciò che, condito dai nostri sensi di colpa, dalle nostre inadeguatezze, dai nostri pudori, dai nostri legami col passato, dal timore della morte e del dolore, non decidiamo di affrontare. Anglesio è un uomo coraggioso perché la vita lo costringe ad esserlo, perché il suo mestiere lo costringe ad esserlo, ma io lo sento così simile a me in certe sue fragilità, in quella sua solitudine che chi lo ama cerca di sconfiggere, che mi sembra un fratello.
E come sempre, finito di leggerlo, ne ho già nostalgia e aspetto con ansia cosa succederà, dopo quel pranzo a Cappon Magro che dubito sia andato come doveva…
Grazie Alessandro

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Danubio rosso di Alessandro Defilippi

“Quello che ci accompagna è la morte. La portiamo con noi. Non dobbiamo temerla”.

Ma quanto figo è Batraz, Ale?

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Locus Animae di Alessandro Defilippi

“Ma la storia va raccontata comunque, per dovere e perchè non esiste un altro modo di vivere se non questo, attraverso i tasti della Olivetti e le pagine bianche.”

I miei incubi e i miei fantasmi non saranno mai così vividi e reali, ne sono certa. Però ora, Alessandro, questo era l’ultimo pubblicato, e a me non rimane null’altro che attendere le prossime novità. Quindi scrivi, per favore, scrivi!

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ANGELI di Alessandro Defilippi

“Non so perchè ho combattuto. Mi ci sono trovato. E poi, ho visto morire persone che amavo, e anch’io ho paura di morire. E, paradossalmente, credo che si possa morire per smettere d’aver paura”.

Un racconto pazzesco e geniale, fantastico e drammaticamente umano. Con delle figure di Uomini che non si possono che amare, nonostante le loro debolezze, o forse proprio per quelle. Che ti fanno amare anche un SS, sia pure uno originale, o un vecchio (ma che vecchio, che avrà 50 anni, mannaggia) prete stanco, e un giovane psichiatra con un passato oscuro. Altro che scrittura come terapia…

E la cosa più pazzesca di tutte, considerato che io sono certa di non avere mai letto questo libro, è il continuo senso di deja vù che ha accompagnato la lettura. Grazie Alessandro, ancora una volta

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Le perdute tracce degli dei di Alessandro Defilippi

Un romanzo bellissimo, in cui si intrecciano storia e religione, ma soprattutto umanità.

E siccome leggendolo ho continuato a pensare che a Romano sarebbe molto piaciuto, la frase che copio è l’ultima, nei rigraziamenti: “Questo libro è anche una piccola memoria per un amico morto. Che la terra non gli sia pesante”

E non paia strano a nessuno, che tutto torna, tutto si tiene.

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Una lunga consuetudine di Alessandro Defilippi

Bellissimo! Il primo racconto è ambientato a Venezia, ed è davvero Venezia, non lo sfondo statico in cui chi non la conosce dipinge le sue storie.

Ma soprattutto, mi è piaciuto “Una Leffe rossa”

“ma com’era, cos’era quel dolore che sentivo già quando stavo con te, e tu capivi e sorridevi e dicevi PULISCI LE VECCHIE STANZE CHE HAI NELLA TESTA, Riccardo, PULISCILE O CHIUDILE). Così la notte è il desiderio della dimenticanza.”

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