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Sfogliando repubblica online questa sera ho trovato, con qualche giorno di ritardo, l’articolo sulla nuova campagna firme nazionale di LeG (Libertà e Giustizia), che per dovere di cronaca linko qui:

http://www.libertaegiustizia.it/2012/02/23/dipende-da-noi-dissociarsi-per-riconciliarci/?ref=HREC1-2

Naturalmente l’articolo è un tripudio di “già 15.ooo firme” “tra i primi firmatari Benigni, sua moglie e Saviano, e la Guzzanti”, etc etc etc-

Faccio una premessa necessaria, ovvero che Gustavo Zagrebelsky è a mio avviso un grand’uomo, e che ho per lui il massimo rispetto, che Libertà e Giustizia è un’Associazione Politica di indubbia serietà, e che i contenuti del manifesto sono assolutamente condivisibili.

Però mi fa incazzare lo stesso e non lo firmerò. E voglio dire il perchè.

Quando facevo l’asilo e mi dichiaravo “mocumista” (che comunista non lo sapevo dire), ho imparato due canzoni semplici semplici dal disco del Canzoniere delle lame, che mi piaceva un sacco perchè aveva la copertina colorata, di rosso naturalmente; una era Bandiera Rossa, l’altra cominciava così “Compagni dai campi e dalle officine, prendete la falce e portate il martello…” Ce la ricordiamo tutti, suppongo.

Crescendo ho smesso di definirmi comunista, ma quella canzone ha rappresentato per me molto, mi ha dato la dimensione di una politica che è fare, oltre che pensare, l’idea che la politica ha bisogno di uomini e donne in carne ed ossa, di strumenti di lavoro.

Il mio impegno diretto in un partito politico prima e in associazioni politiche poi è durato dal 1994 al 2008, qualche anno, insomma, e questo insegnamento non l’ho mai dimenticato: vanno bene le riunioni (anche se confesso che spesso le trovavo di una noia mortale), va benissimo la democrazia interna, è fondamentale il pensiero che guida l’azione politica, e quindi lo spazio della riflessione condivisa, ma poi uno prende i suoi volantini, il suo tavolo, i suoi manifesti, i suoi strumenti di lavoro e esce dalle spesso lugubri sedi di partito per andare a presentare la sua proposta ai cittadini.

Ecco chi firma gli appelli: i cittadini, quelli che poi ti devono dare il voto. Quelli che non hanno tempo e voglia di impegnarsi, ma che si informano e se possono protestano (le firme sugli appelli son sempre rigorosamente di protesta, mai di valorizzazione di qualcosa, questa è una delle leggi fondamentali). Quelli che per anni abbiam chiamato il ceto medio riflessivo. Che poi però se gli chiedi di venire in lista per un progetto amministrativo ti dicono di no, al massimo una civica, ma ci devo pensare. Insomma, suppongo molti di questi famosi per intanto 15 mila firmatari anche dell’appello del buon Gustavo Zagrebelsky.

Però, e questo è il mio però, oggi l’impegno della firma non basta più. Oggi la politica è in difficoltà più che in altri tempi. Speravo personalmente che il centrosinistra, in questo momento di governo tecnico, potesse trovare la forza di ricompattarsi, di ripartire, di tirare il fiato dopo anni in cui l’unica piattaforma politica era l’antiberlusconismo, per ricominciare a lavorare sui programmi e sulle proposte, e invece la sensazione che ho non è questa.

Oggi, caro il mio ceto medio riflessivo, se volete che la politica cambi non basta una firma, serve l’impegno, in prima persona, serve uscire di casa ognuno con le proprie “falci” e i propri “martelli”, rientrare nei partiti e aprire le finestre, costringerli a rimettere la testa fuori, spingerli a uscire dalle proprie beghe interne e dagli inutili sforzi di autosussistenza. E’ l’unica possibilità. Lasciate perdere le firme, che non servono a niente, cosa fanno, le portano a Bersani insieme a una birra da mezzo? E se la soluzione sarà la fine dei partiti come oggi li conosciamo, beh, diamoci da fare a trovare un modo per sostituirli. Siamo o non siamo tutti creativi?

Quando sono uscita dal partito cui sono stata iscritta per molti anni è stato per me molto doloroso, e ho giurato a me stessa che non ci sarei ricaduta, non fino a quando il livello del dibattito interno avesse superato l’impegno nell’azione politica, come era allora e come mi pare sia molto di più oggi. Mi manca, però, la politica, mi manca poter lavorare con le persone a dei progetti amministrativi e politici. A volte mi manca di più, come in questo periodo.

E piuttosto che sottoscrivere un appello come questo, quasi quasi vado ad aprire le finestre di qualche partito in città. (e se non fossi certa di non essere la benvenuta, ci starei anche pensando seriamente). Purtroppo la politica nella città in cui vivo non vuole il mio contributo, ma di voi 15 mila magari sì.

Spegniamo il pc, e proviamo a cambiarlo facendo qualcosa, questo sistema che non va più bene.

 

 

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Io la odio l’antipolitica.

Credo che la società civile debba avere un peso, ma credo che la politica la debbano fare i politici, con i loro strumenti.

Per essere più chiara: Repubblica è il giornale che leggo (ma non so più quanto a lungo),  non qualcuno che mai potrò votare.

Perchè dico questo?

Repubblica oggi lancia un appello, i cui promotori sono le associazioni delle vittime delle stragi, in primis, ma anche giornalisti, magistrati, persone famose e perbene, etc, per l’apertura degli archivi di Stato e la verità sulle Stragi in Italia.

Appello assolutamente condivisibile. Non fosse che un appello con le firme on line non ha alcun valore sostanziale.

Tra i primi firmatari si trovano anche

Felice Casson (senatore)

Paolo Corsini (deputato)

Olga D’Antona (deputato)

Sabina Rossa (deputato)

Rosa Villecco Calipari (deputato)

persone a loro volta assolutamente perbene, alcune di esse particolarmente sensibili al tema anche per ragioni strettamente personali.

E però, mi chiedo io, un deputato o un senatore ha degli strumenti più forti a sua disposizione, per esempio la possibilità di fare delle proposte di legge, o di lanciare e promuovere la sottoscrizione di una proposta di legge di iniziativa popolare, che non la semplice testimonianza di sottoscrizione di un appello.

Io, almeno, vorrei che i giornali mi dessero le notizie e i politici facessero iniziativa politica. Ne ho un po’ le palle piene di politici che ciaccolano senza più nemmeno sapere come si fa iniziativa politica, e di giornali e giornalisti che invece di dare le notizie fanno politica (e milioni di danni, perchè la fanno male).

Lo so, che molti elettori di centrosinistra adorano Santoro, per esempio. Eppure proprio lui ha contribuito al successo della Polverini nel Lazio molto più dell’affaire Marrazzo.

Secondo me bisogna tornare alla divisione delle carriere… 😉

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Sul blog http://cellulacoscionitreviso.wordpress.com un appello da sottoscrivere per sensibilizzare parlamentari e partiti politici della necessità e dell’urgenza di una Legge sul Testamento Biologico

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