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Posts Tagged ‘caritas’

Era dai tempi di Gentilini che non mi vergognavo più di essere trevigiana. Ma oggi è ricapitato. Su fb un sacco di miei contatti, assolutamente non trevigiani, e assolutamente non sciocchi né stupidi, hanno banalmente fatto di tutta l’erba un fascio, dicendo “i trevigiani” o peggio, “quelli là”.
Siamo passati in un attimo dal veneto serio che si rimbocca le maniche dopo le trombe d’aria (che a sua volta mi era parsa una stronzata, quando succede una tragedia tutti si rimboccano le maniche) al popolo bue fascioleghista e ignorante.
Vorrei pertanto fare un paio di banali considerazioni in ordine sparso:
1. Non siamo invasi dai profughi: il numero di persone che stiamo accogliendo in questo momento in Italia, in Veneto, a Treviso è assolutamente inferiore a quello che altri paesi già prima di noi hanno accolto. A saperla gestire con un minimo di giudizio, non sarebbe neanche un’emergenza. Anzi, NON E’ un’emergenza. Il problema è che questa situazione, fin dall’inizio, non è stata gestita correttamente, dal governatore Zaia, in primis, che lancia slogan deleteri ma non prende decisioni, e dai sindaci col prefetto. Si fa un tavolo comune, a casa mia, non si prendono decisioni autonome, e ci metto in mezzo il prefetto, ma anche sindaci come quello di Villorba (che ogni tanto deve ricordare che è leghista, se no non pare)
2. Mi spiace dirlo, perché sono atea, ma dove l’organizzazione dell’accoglienza è stata gestita dalla caritas, non è successo nessun casino. I cittadini sono stati informati per tempo, hanno avuto il modo di capire, di chiedere, di farsi una ragione delle cose. E hanno accolto i migranti con solidarietà. Se il prefetto però dispone che oltre 100 migranti vengano trasferiti d’imperio in una struttura residenziale i cui abitanti non sono informati in alcun modo, forse non è strano aspettarsi che qualche casino succeda. Soprattutto se, come mi è parso di capire, il luogo destinato è teatro di qualche conflitto sociale già in corso. Non si può cadere dal pero se si scatena una guerra tra poveri.
3. L’ignoranza e la paura, soprattutto quando si è in tanti, possono diventare ingestibili, e condurre ad azioni sconsiderate che in una situazione di conoscenza delle cose (e quindi riduzione della paura) non si farebbero mai. Io non credo che tutti gli abitanti di Quinto siano male persone, e nemmeno tutti gli abitanti di quelle palazzine. Quello che so per certo è che sono stati fomentati a comportarsi così, e chi ha dato fuoco alle micce ha un nome e un cognome: Luca Zaia, che invece di recarsi in visita per verificare la situazione e tranquillizzare gli animi, ha demonizzato la presenza straniera, aumentando l’acrimonia. A questo si sono aggiunti i sobillatori padani e forzanuovisti, che hanno immediatamente approfittato per creare un presidio a sostegno dei residenti. E ai quali, a mio avviso si deve, e va sanzionato penalmente, il danneggiamento e il rogo delle suppellettili destinate ai migranti. Così è, nelle guerre tra poveri, che invece di mangiare si butta il cibo perché non l’abbia nessun altro.
4. non sono solo i “destri”, però, a contribuire a scaldare gli animi. Personalmente ho trovato la manifestazione di ZTL oggi in piazza assolutamente sopra le righe, e credo che se, a differenza degli abitanti di quinto, i ragazzi dei centri sociali sono stati caricati e portati in questura, ha poco a che fare coi migranti ma con altri conti in sospeso. In ogni caso, mi pare non abbia minimamente giovato alla causa.
Perché oggi dobbiamo cercare il dialogo, dobbiamo parlarci e capirci, non contrapporci ideologicamente, avendo come obiettivo la gestione della pseudo emergenza profughi, nell’ottica di un paese incattivito dalla crisi, e quindi un po’ più egoista, per quanto razionalmente nessuno possa dire che la presenza degli stranieri abbia realmente condizionato il suo status economico.
E per trovare il dialogo dobbiamo essere lucidi ed equilibrati, e parlare con le persone, e farle convinte che non saranno 100 stranieri in una caserma o in un palazzo a peggiorare la qualità della loro vita. Anzi, paradossalmente potrebbero migliorarla.
Perciò per favore, parliamone, lavoriamo insieme e non contro, perché io non voglio vergognarmi più, a causa di qualche manipolo di idioti, di essere cittadina di una città che, in fondo, amo.

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