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Posts Tagged ‘cultura’

Si sa, io sono incapace di una lettura politica pulita, per me c’è differenza se uno mi sta simpatico o no, se penso che sia intelligente o che sia uno stronzo. Della politica accetto le logiche, ma poi le mie analisi sono meno rigorose. E’ un limite, lo so, e infatti mi occupo di questioni politiche solo a tempo perso.

Oggi mi è venuta in mente questa canzone di Guccini, Keaton “Keaton si presentò come un jazzista, appassionato e puro, in stile Rete Tre, coi pregiudizi di chi si sente artista perchè non faceva soldi, lui, con le canzoni, come me”, e non so perché ma mi sono venuti in mente i detrattori di Goldin, quelli che sono preparati, magari puristi, magari bravissimi, ma che a differenza di lui con l’arte non sono riusciti a farci i soldi. Non me ne voglia il Prof. Baldin, di cui ho letto l’intervento sulle pagine di facebook, e che ricordo molto bene perché, neolaureato, fu l’assistente di arte italiana del Prof. Puppi al mio primo esame universitario di storia dell’arte moderna (per inciso, presi 30 ed ero l’unica tra le matricole a seguire anche i laboratori, insieme a laureande del calibro della figlia del prof. Concina e a quella dell’illustre Giandomenico Romanelli), ma credo che il suo nome sia certamente noto agli esperti e agli addetti ai lavori, meno al grande pubblico. La fama, a certi livelli, è un fatto marginale?

Breve ripasso. Goldin si laurea, un poco all’ombra dell’istrionico Sgarbi, da cui sicuramente ha preso un poco di spregiudicatezza. Poi incontra un Principe, che vuol essere Mecenate, e diventa la più fulgida perla della sua corte. Buona parte dell’arte del passato è vissuta così, nulla di nuovo sotto il sole. Con buona pace di tutti. Durante l’era del belletto di Goldin pochi immaginavano l’abisso economico in cui stava sprofondando Fondazione Cassamarca, anzi, è proprio di quegli anni il rilancio delle attività della Fondazione anche con i teatri, oltre che con le Mostre.

Mostre che hanno moltissimi limiti, soprattutto per i puristi, ma che indubbiamente hanno avuto il pregio di avvicinare all’arte persone per le quali “mostra d’arte” era una bestemmia, e di dare a Treviso una visibilità (anche in termini di indotto) difficilmente raggiunta per motivi altrettanto dignitosi. Non so, ma me le ricordo solo io le pubblicità delle mostre a Treviso sulle pagine nazionali di Repubblica e Corriere, sul Venerdì? C’è gente in italia che Treviso l’ha sentita nominare solo allora, almeno prima delle sparate di Gentilini.

Dopodiché Goldin, forte del successo trevigiano, si è creato il suo business, è migrato in altri lidi con alterne fortune, ma non ha mai smesso di proporre il suo modello di mostra come evento di massa.

Che, scusatemi, impegna il dibattito filologico da tempo, ma offre sicuramente delle opportunità. Banalmente. Treviso è una città che ha importanti risorse artistiche, dalla raccolta Salce al ciclo degli Affreschi di Sant’Orsola, a molteplici reperti paleoveneti che presumo troveranno di nuovo posto nel rinnovato Bailo, solo per fare degli esempi, senza contare il fatto che nel circuito potrebbero entrare per esempio le opere di Tomaso da Modena a San Nicolò, o gli strepitosi libri miniati conservati nel Museo Diocesano. Però, cazzarola, non abbiamo un Van Gogh, o un Piero della Francesca (per assimilarci a una cittadina non molto più grande della nostra come Arezzo). Ci manca qualcosa da valorizzare dal punto di vista folkloristico ( a Montebelluna c’è gente  che va a visitare il museo dello scarpone….), e molto di quel che c’è non giustifica un’affluenza turistica significativa. Perlomeno fino a quando non sarà possibile creare un percorso museale coerente con delle offerte “collaterali” dignitose, ma questo c’entra poco con Goldin. La mostra come evento di massa risolve questo problema, stacca l’evento dal substrato culturale cittadino, che però può essere utilizzato come “antipasto” o “ammazzacaffè”. E’ un percorso possibile. E Goldin, da bravo business man, ce lo propone, mettendo le sue condizioni, una parte delle quali hanno decisamente a che fare col guadagno.

Si levino gli scudi, fuori i mercanti dal Sacro Tempio dell’Arte!

Il problema non è Goldin, e non sono i suoi detrattori, ovviamente. Il problema è capire la vocazione culturale di questa città, e rassegnarcisi.

C’è un polo museale ristrutturato, forse obtorto collo, dall’amministrazione leghista. Che tutti abbiamo sempre dileggiato perché analfabeta, giusto per mettere i puntini sulle i. C’è un’amministrazione comunale attuale che non ha le idee chiare, tanto che è disponibile ad appaltare tutto a un vecchio conoscente che è di casa dalle nostre parti, sulla fiducia. E c’è, o almeno dovrebbe esserci, la consapevolezza che valorizzare le risorse culturali presenti non attirerà frotte di turisti, che il lavoro da fare è più lungo e diverso, e che in termini di accoglienza (non solo turistica) questa città ha ancora molto da imparare.

Io non ho visto il progetto, non mi straccio le vesti né pro né contro Goldin, anche se una certa diffidenza nei confronti dei comitati in genere, e quindi anche di questo, non mi è aliena.

Vorrei invitare, a prescindere da Goldin, l’amministrazione comunale a fare una valutazione seria, mettendo in tavola quello che c’è (soldi compresi), e provando a immaginare cosa si può fare. Per esempio un concorso di idee. Al quale, però, metterei come clausula la partecipazione eclusiva di NON trevigiani. A volte, dal di fuori, le cose si vedono meglio.

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Non più tardi di stamattina leggevo un post su fb, che ora ho perduto, che lamentava la morte civile della città di Treviso a livello culturale, citando in particolare zone del centro (come Via Bergamo o via Toniolo) che sono praticamente vuote, ed esaltando una (e dico una) iniziativa interessante svolta nel 2009.
A parte che via Bergamo è sempre stata poco più che un parcheggio, ma è incidentale, trovo onestamente che la cultura in città non sia così latitante. Io, di mio, esco poco, ma se uso come cartina di tornasole facebook e gli inviti a eventi che mi arrivano, direi che non è proprio così. Son più le volte che la stessa sera ci sono sia un concerto che una mostra che uno spettacolo, di quelle in cui non c’è niente da fare. L’ultima volta che sono andata in centro la sera in Piazza DUomo c’erano contemporaneamente una manifestazione sportiva e due culturali, che tra l’altro si pestavano i piedi a vicenda.
Ecco, non mi pare che Treviso a livello culturale sia così pessima, e la sensazione che ho è che il Comune, che pure non deve avere per forza la paternità di tutte le iniziative, anzi, ben vengano le associazioni culturali, i circoli, le iniziative private, ad occupare spazi pubblici e privati, stia carburando anche su questi temi. Treviso, rispetto a pochi anni fa, si sta risvegliando.

Poi leggo i giornali e trovo l’inutile polemica di Grigoletto su Suoni di Marca.
Suoni è una manifestazione fantastica, per venti giorni la città rivive, esci e trovi un sacco di gente, concerti, ristorantini all’aperto, bellissimo! E Grigoletto dice che se non rispettano le regole li chiude? Ma dai…
Intanto conosco l’attenzione di Paolo Gatto per i “vicini di casa”. Anche quando Suoni era una piccola manifestazione che si svolgeva a Villa Manfrin, dove io abitavo, prima dell’inizio l’organizzazione distribuiva nel vicinato lettere di annuncio dell’iniziativa, scusandosi per eventuali disguidi e invitando tutti a partecipare. So che è una tradizione che perdura.
In secondo luogo la costruzione di Suoni così come è da qualche anno è una vetrina per tutta la città. Gli spazi che Suoni destina a ristoratori, associazioni, chiunque, sono un modo per coinvolgere direttamente la città, e non svuotarla completamente per portarla ai bastioni. Aggiungiamo che dall’anno scorso Suoni ha una serie di iniziative collaterali ce coinvolgono altri spazi, anche zone “morte” con iniziative musicali e culturali pre, durante e post.
Mi pare quindi, la posizione di Grigoletto, assolutamente fuori luogo.
Poi vado a leggere l’articolo e scopro che alcuni residenti lamentano non tanto Suoni in sé, ma il fatto che, dopo la chiusura, alcuni avventori, magari sbronzi, stazionino nei paraggi fino a notte fonda.
A parte che nella mia frequentazione dell’iniziativa (e l’anno scorso ero lì ogni sera) non mi è mai capitato di vedere nessuno di sbronzo o di rissoso, a differenza che in molte altre zone della città, mi vien da dire che questo non è un problema dell’organizzazione, ma dell’ordine pubblico in città, e che non è Suoni a doverlo garantire.
Ergo, que viva siempre Suoni di Marca, che porta a Treviso, gratuitamente, concerti per 20 giorni, e che è riuscita a rivitalizzare in modo bello e positivo un’altra zona non particolarmente frequentabile della città (quanta gente, se non c’è Suoni o altre iniziative simili, va a passeggio serena a mezzanotte sulle mura?)
E que viva siempre la cultura a Treviso.
Quello che non mi piace è il campanilismo di chi ha fatto una volta una cosa, e pensa che senza quella la Cultura non sia tale. A volte mi piacerebbe un po’ di serenità di giudizio.
Stasera è brutto tempo, ma da domani si torna a Suoni. E buon lavoro agli organizzatori

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