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Posts Tagged ‘elezioni amministrative 2013’

Il diritto di voto è un diritto – dovere. Mi fa male pensare di rinunciarvi, ma questa volta lo farò. Non andrò a votare alle prossime elezioni amministrative di maggio. Morissi qui se lo faccio, anche se mi costerà fatica.

Il motivo: mi sono definitivamente rotta le balle. Non è che non mi stia a cuore più la mia città. Anzi. E inviterei chi ne è ancora in possesso a rileggersi le proposte che dal 2000 al 2008 abbiamo avanzato, che sono valide oggi più di allora.

Ma sono stanca di ‘sta gente. Di quelli che fino a ieri se ne son fregati e adesso che i buoi sono scappati chiamano gli altri alla lotta. Ma nei 20 anni di governo leghista che cazzo hai fatto, a parte bere spritz in piazza? Di quelli che ci sono sempre, ma cambiano ogni volta bandiera. Perché l’importante è esserci, e dove si trova un posto si va. Di quelli che han sempre rotto le balle e adesso digeriscono tutto, perché la situazione è grave. Era grave anche 10 anni fa, quando sbagliavate candidato e strategie. Adesso, con il candidato più debole di tutti (è ovviamente un’opinione personale) si rinuncia a qualsiasi cosa.Sono stanca dei falsi salvatori della patria che scoprono all’improvviso la bellezza di parlare alla gggggente. Di chi si ricicla senza pudore. Di chi perde la memoria da un’elezione all’altra. Forse io ne ho troppa, e ricordo esattamente ogni passaggio della vita politica cittadina dal 1995 ad oggi. Mi ricordo chi c’era e dove stava, chi non c’era, chi rompeva le balle, chi era sempre contro tutto e  tutti. E mi ricordo chi aveva un progetto e chi non ce l’aveva. E i secondi, oggi come ieri, erano la maggioranza democratica che avrebbe potuto salvare la città dal gentilinismo, e invece ha sempre, incaponendosi, contribuito ad alimentarlo. (tipo: quanti di voi si ricordano i manifesti coi chiodi della campagna del 2003? Quanto fuori posto erano? E tutti a mandar giù, per la buona causa, e per salvaguardare l’impegno della società civile, che va coltivata. La società civile è una tautologia, nel migliore dei casi. Prevalentemente una pigna nel culo)

Ecco, mi son rotta le balle anche della buona causa, del fine che giustifica i mezzi. No. Il fine non giustifica i mezzi, soprattutto se non lo ottieni.

La politica è un progetto, non un autobus sul quale salire alla bisogna.

Mi hanno anche proposto di candidarmi in una lista. Ma non posso. Perché non ho condiviso niente di questo progetto, né di lista né di candidature. E di conseguenza non ci posso stare, solo a testimoniare le istanze in cui credo. Lo farò in altro modo, in altra sede. Perché conosco, ricordo, e ho dignità.

Quindi, stavolta scelgo che non voglio avere nulla a che fare con tutto questo.

Buona campagna elettorale a tutti. Nemmeno stavolta vincerà il migliore. Perché, ahimè, dubito ci sia.

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“Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica.

La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti.”

Questa è la definizione di primarie che dà Wikipedia.

Poi c’è tutto un baillame di definizioni più o meno realistiche: primarie vere, primarie finte, primarie di partito, primarie di coalizione. Una idea originale, le “primarie di terzo tipo” viene dal Pd trevigiano:

http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2012/03/10/news/comunali-2013-ecco-le-primarie-del-pd-1.3275741

E’ comprensibile l’attuale disorientamento del Pd italiano rispetto alle primarie. Come dice questa settimana Gad Lerner su Vanity Fair “nell’Italia che vuol mettersi alle spalle gli anni del Cavaliere c’è una maggioranza di centrosinistra in cui il PD è numericamente il più forte, ma non riesce a imporre una sua leadership”

Solo che fare le primarie del Menga non è una soluzione. Il PD oggi, anche in città stando a guardare le ultime elezioni (con tutti i distinguo del caso) dovrebbe essere il partito di maggioranza relativa, e come tale ritiene di doversi/potersi assumere la responsabilità di individuare il candidato sindaco. Però conosce la sua debolezza, in termini interni e in termini di proposta politica, per cui apre (e finalmente, che sono almeno 10 anni che glielo si va dicendo) alla scelta democratica delle primarie, ma le blinda. Certo, sono aperte a tutti, ad alcune condizioni, MA non saranno primarie di coalizione. Che forse si faranno dopo, forse, diventando di fatto una precompetizione politica piuttosto che la ricerca democratica del candidato migliore lasciata ai cittadini, ovvero essendo completamente snaturate. Ovvio che le primarie di coalizione sono un momento difficile, in cui si può ( e spesso il PD lo ha fatto) perdere, ma è lì la vera forza del cittadino che può scegliere e dei partiti che si affidano alla scelta dell’elettore invece di decidere a priori nel buio delle loro sedi.

La cosa più assurda, però, è che si rovescia completamente il senso della competizione. Nelle primarie vere ciascun candidato porta la sua proposta politica, che in parte è condivisa in parte ha il valore aggiunto della sua originalità, è su questo (oltre che sulle debolezze di alcuni candidati proposti) che Pisapia ha vinto a Milano, più che sul sostegno di Sel, non me ne voglia nessuno. Perchè voti l’uomo e la sua proposta, libero dalle appartenenze di partito: l’obiettivo non è far vincere il tuo cavallo, ma valutare quale sia il candidato migliore a sconfiggere l’avversario. Perchè, non dimentichiamocelo, l’obiettivo finale è battere il centrodestra, non decidere chi pesa di più. Altrimenti non ha senso farle le primarie, basta fare la conta dopo. Se invece il partito, illuso di essere ancora il motore immobile del mondo, stabilisce il manifesto elettorale e chiede al candidato alle primarie di sottoscriverlo, quale sarà mai il valore aggiunto del candidato stesso?

E quale può essere il valore aggiunto di nomi che son 10 anni che son sempre gli stessi, tranne forse Giovanni Manildo che 10 anni fa se non ricordo male  si occupava d’altro?

Perchè fingere di volere la nostra opinione di cittadini quando in realtà si stanno percorrendo strade assolutamente diverse? Perchè non ce ne accorgiamo, popolo bue?

Beh, temo che come in molte altre città, ma in maniera meno dignitosa, se la scelta delle primarie è questa, sarà il Pd ad accorgersene, e noi consegneremo per l’ennesima volta la città al centrodestra. Per dolo e per colpa.

 

 

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