Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘le emozioni nella cura’

Domani, venerdì 12 febbraio, dalle ore 8.30 alle ore 16.30 presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso si svolgerà il Convegno “Le emozioni nella cura”, che vuole affrontare il tema dell’empatia, della mindfulness e dei costi emotivi dei professionisti sanitari nello svolgere la loro professione.

Ogni volta che ci troviamo di fronte a un caso di malasanità, a un errore medico, a una lista d’attesa troppo lunga, a un ritardo nell’accesso a una prestazione siamo tutti sempre pronti a condannare per primi i sanitari, i medici e gli infermieri in primis, per la loro cafoneria, piuttosto che per la loro lungaggine, piuttosto che per il fatto che ci sembrano più impegnati a risolvere pastoie burocratiche che a prendersi cura di noi pazienti. Senza parlare dell’errore medico (dalla medicina che crea una reazione avversa a una cura non efficace), o dell’intramoenia.

Spesso proprio su queste pagine ho criticato anche io queste cose, non tanto dal punto di vista dell’impegno umano, però, quanto da quello dell’organizzazione. Molti di questi problemi nascono da una cattiva programmazione, da rivalutazioni delle dotazioni organiche risalenti a 20 anni fa, da diktat regionali sui tetti di spesa. (Al netto del fatto che poi lo incontri sempre il sanitario che magari ha un carattere incompatibile col tuo, e quindi non vi prendete, come nel resto della vita).

Ho fatto spesso, nel corso di attività formative soprattutto legate al fine vita, l’esperienza diretta e concreta di pensare che, al di dà del camice, un professionista della salute è anche una persona che soffre, che vede i suoi pazienti morire nonostante abbia fatto tutto quello che la scienza gli consentiva di fare, che segue persone malate per anni, sapendo che non guariranno. Il camice non rende impermeabili alla sofferenza. Spesso, da pazienti, ci capita di incontrare professionisti che dimostrano più di altri attenzione, che più di altri prendono in cura il paziente globalmente. Sono quelli che non dimentichiamo, e spesso quelli che più portano con sé la nostra sofferenza, che la condividono.

Io sono fortunata. Perché ne conosco tanti.

Se domani vi avanzano un paio d’ore, fate un salto. Non ve ne pentirete.

 

 

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: