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Posts Tagged ‘Manildo’

All’ordine del giorno, a Padova e a Treviso, ci sono i project financing per la costruzione di nuove strutture sanitarie.
Molte persone competenti che conosco, mi viene in mente per primo Claudio Rizzato, sono da sempre contrarie ai project. Molte persone sono contrarie solo oggi, dopo lo scandalo del Mose e il coinvolgimento in esso di alcune figure che fanno parte delle cordate assegnatarie degli appalti. A Treviso, poi, c’è sempre l’eccezione dei bastian contrari, quelli che oggi rivendicano l’ambientalismo e in tutti questi anni non si sono minimamente preoccupati di occuparsi della Cittadella. Quando si dice il tempismo.
Io, personalmente, ho un’opinione meno manichea e un po’ più articolata.
Alcune finanze di progetto sono state gestite abbastanza bene. Su tutte, mi viene in mente l’Ospedale di Castelfranco. Altre, sono state disastrose. Su tutte, mi viene in mente l’Ospedale dell’Angelo di Mestre, che però pativa un peccato originale: in un’azienda sanitaria indebitata per una marea di soldi, ma con la necessità assoluta di un nuovo ospedale (ce lo ricordiamo in che stati era l’Umberto Primo? Io 15 anni fa sono stata in day hospital lì praticamente in un magazzino…) il potere contrattuale dell’Azienda è abbastanza limitato, diciamo così.
Oggi, con i bilanci della sanità prevalentemente al limite del rosso, quando non proprio in totale deficit, costruire un ospedale dignitoso (non è il caso ad esempio dell’ospedale di Santorso che mi dicono essere stato realizzato malissimo) senza l’intervento dei privati è pressoché impossibile. Le leggi pongono dei limiti all’indebitamento possibile delle PA, ULSS comprese; i patrimoni immobiliari delle Aziende, che vengono inglobati nei progetti preventivi, in realtà faticheranno a realizzare utili (l’ex Pime, ad esempio, è della partita, ma chi se lo compra???). Insomma, il ricorso a finanze di progetto sembra inevitabile.
Stiamo tutti qui a discutere se tutto questo viene fatto per mangiare qualcosa.
E su questo no, mi sento di dirlo con certezza. A Treviso la Cittadella della Salute, almeno per la sua parte sanitaria, ma anche per la parte amministrativa, è necessaria. E, soprattutto, a Padova la costruzione di un nuovo Ospedale è INDISPENSABILE. Non perché ci sia qualcuno che ci può mangiare, ma per garantire la dignità e la sicurezza delle cure ai pazienti. Oggi l’Ospedale di Padova, che dal punto di vista clinico rappresenta in moltissimi casi un’eccellenza, dal punto di vista alberghiero fa impressione, e la sua dislocazione su più edifici causa non tanto scomodità, ma rischi per i pazienti. Sapete quanto poco si fa a confondere due provette se da dove si prelevano a dove si portano ad analizzare si devono fare chilometri, attraversando strade e sottopassi, magari sotto la pioggia? Può sembrare una cazzata, ma vi garantisco che non lo è.
Cosa dovrebbero fare le Amministrazioni Comunali? Non alzare barricate, ma entrare nel merito e vigilare. Su Bitonci non confido granché: non sa una mazza, e il suo no all’ospedale è pura demagogia populista per dimostrare che lui non spende i soldi dei cittadini per nulla, quando invece in questo caso li dovrebbe davvero far spendere perché necessario.
Sull’Amministrazione di Treviso devo dire che un timido tentativo di controllo e verifica sta cercando di esercitarlo, ma non posso dimenticare che dopo la sua elezione Manildo avrebbe dovuto rivendicare con forza la presidenza della Conferenza dei Sindaci, forte del fatto di essere comune capoluogo e di avere vinto con ampio margine, e ha invece abdicato. La non lungimiranza, in politica, è un errore che si paga.
Quindi non prendiamo, per cortesia, posizioni aprioristiche di difesa dell’esistente, ma cerchiamo davvero di capire cosa è necessario, e di vigilare affinché venga realizzato nel modo migliore possibile

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Non più tardi di stamattina leggevo un post su fb, che ora ho perduto, che lamentava la morte civile della città di Treviso a livello culturale, citando in particolare zone del centro (come Via Bergamo o via Toniolo) che sono praticamente vuote, ed esaltando una (e dico una) iniziativa interessante svolta nel 2009.
A parte che via Bergamo è sempre stata poco più che un parcheggio, ma è incidentale, trovo onestamente che la cultura in città non sia così latitante. Io, di mio, esco poco, ma se uso come cartina di tornasole facebook e gli inviti a eventi che mi arrivano, direi che non è proprio così. Son più le volte che la stessa sera ci sono sia un concerto che una mostra che uno spettacolo, di quelle in cui non c’è niente da fare. L’ultima volta che sono andata in centro la sera in Piazza DUomo c’erano contemporaneamente una manifestazione sportiva e due culturali, che tra l’altro si pestavano i piedi a vicenda.
Ecco, non mi pare che Treviso a livello culturale sia così pessima, e la sensazione che ho è che il Comune, che pure non deve avere per forza la paternità di tutte le iniziative, anzi, ben vengano le associazioni culturali, i circoli, le iniziative private, ad occupare spazi pubblici e privati, stia carburando anche su questi temi. Treviso, rispetto a pochi anni fa, si sta risvegliando.

Poi leggo i giornali e trovo l’inutile polemica di Grigoletto su Suoni di Marca.
Suoni è una manifestazione fantastica, per venti giorni la città rivive, esci e trovi un sacco di gente, concerti, ristorantini all’aperto, bellissimo! E Grigoletto dice che se non rispettano le regole li chiude? Ma dai…
Intanto conosco l’attenzione di Paolo Gatto per i “vicini di casa”. Anche quando Suoni era una piccola manifestazione che si svolgeva a Villa Manfrin, dove io abitavo, prima dell’inizio l’organizzazione distribuiva nel vicinato lettere di annuncio dell’iniziativa, scusandosi per eventuali disguidi e invitando tutti a partecipare. So che è una tradizione che perdura.
In secondo luogo la costruzione di Suoni così come è da qualche anno è una vetrina per tutta la città. Gli spazi che Suoni destina a ristoratori, associazioni, chiunque, sono un modo per coinvolgere direttamente la città, e non svuotarla completamente per portarla ai bastioni. Aggiungiamo che dall’anno scorso Suoni ha una serie di iniziative collaterali ce coinvolgono altri spazi, anche zone “morte” con iniziative musicali e culturali pre, durante e post.
Mi pare quindi, la posizione di Grigoletto, assolutamente fuori luogo.
Poi vado a leggere l’articolo e scopro che alcuni residenti lamentano non tanto Suoni in sé, ma il fatto che, dopo la chiusura, alcuni avventori, magari sbronzi, stazionino nei paraggi fino a notte fonda.
A parte che nella mia frequentazione dell’iniziativa (e l’anno scorso ero lì ogni sera) non mi è mai capitato di vedere nessuno di sbronzo o di rissoso, a differenza che in molte altre zone della città, mi vien da dire che questo non è un problema dell’organizzazione, ma dell’ordine pubblico in città, e che non è Suoni a doverlo garantire.
Ergo, que viva siempre Suoni di Marca, che porta a Treviso, gratuitamente, concerti per 20 giorni, e che è riuscita a rivitalizzare in modo bello e positivo un’altra zona non particolarmente frequentabile della città (quanta gente, se non c’è Suoni o altre iniziative simili, va a passeggio serena a mezzanotte sulle mura?)
E que viva siempre la cultura a Treviso.
Quello che non mi piace è il campanilismo di chi ha fatto una volta una cosa, e pensa che senza quella la Cultura non sia tale. A volte mi piacerebbe un po’ di serenità di giudizio.
Stasera è brutto tempo, ma da domani si torna a Suoni. E buon lavoro agli organizzatori

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Clientelismo e ZTL

Wikipedia dice così:

Con il termine clientelismo – o semplicemente clientela – si indica la pratica disonesta per cui personaggi influenti o individui inseriti nelle Amministrazioni pubbliche instaurano un sistema di favoritismi e scambi (fondato sull’assegnazione arbitraria di risorse, prebende, benefici o posti di prestigio nel panorama politico-sociale) con chi non avrebbe alcun titolo per godere di tali favori.

Ecco, molti di noi hanno criticato per anni la lega per il suo sitema clientelare. Anche molti di quelli che oggi sostengono ZTL.

Mi pare non vogliano cogliere che l’assegnazione arbitraria di risorse a chi non avrebbe titolo per godere tali favori è esattamente quello che chiedono i ragazzi di ZTL. Chiedono al Comune, perché è di sinistra, di lasciargli occupare degli spazi non loro destinati, che occupano abusivamente, solo perché sono loro. A prescindere da tutte le regole previste dal Comune per l’assegnazione di spazi pubblici.

A me non piaceva il clientelismo della Lega, e mi piace ancora meno il clientelismo del centrosinistra.

Non credo di essere una fascista solo perché chiedo la formulazione di regole certe e condivise e il loro rispetto.

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