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Ora, il PD non è mai stato il mio partito di riferimento per molte ragioni, pur avendolo più volte, spesso obtorto collo, votato.
Quindi, in teoria, chi il PD sceglie come candidato per le prossime elezioni regionali non dovrebbe riguardarmi.
Però sono una cittadina della Regione del Veneto e, avendo lavorato per il sistema sanitario regionale, SO una cosa importante.
Il sistema sanitario regionale assorbe il 70% circa delle risorse economiche della regione del Veneto. Ed oggi, nonostante quello che possa apparire, non c’è nessuna forma di governo serio, prospettico, strategico del sistema, che infatti sta iniziando a mostrare tutte le sue crepe (proprio come il palazzo in cui lavoro).
Questa parte della governance regionale, e quindi suppongo anche molte altre, hanno l’assoluta necessità di ritornare sotto il governo di qualcuno che sappia quello che vuole e quello che fa.
Ad oggi, anche sulla base dei trend nazionali delle ultime elezioni, l’unica alternativa possibile al governatore Zaia può essere rappresentata da un candidato forte del PD, che sappia intercettare tutti i suoi voti e anche quelli di qualche altro. Ma soprattutto, che sappia tirare le redini di una Regione governata oggi da ignoranti, non nel senso figurato del termine ma in quello letterale: nella maggior parte delle questioni il governo regionale e i dirigenti politici nominato da questo e dai precedenti governatori ignorano cosa va fatto, e quando lo sanno fanno sistematicamente l’opposto.
E’ necessario, per non trovarci improvvisamente nel terzo mondo, o a livello di gestioni commissariali da sud italia, mettere uno stop a tutto questo, e si può fare solo VINCENDO le elezioni regionali.
Forti della perdita di credibilità che ha colpito Galan, e di conseguenza gli ex galaniani rimasti in Giunta e in Consiglio; forti della spaccatura all’interno della lega tra Tosi e Zaia, che potrebbe essere una frattura senza ritorno, se opportunamente puntellata. E, allo stesso tempo, consapevoli dei rischi: lo scandalo Mose è stato finora pagato non solo da chi sta in galera, ma soprattutto da Padova, che si è ritrovata un sindaco assurdo come Bitonci quando, forse, se la questione fosse emersa due giorni dopo, avrebbe potuto farcela il povero Rossi.
Ecco, di fronte a tutto questo il PD cosa fa? Manda tutto in vacca, e invece di cercare il candidato forte e rappresentativo, invece di aver cresciuto qualcuno con questa prospettiva nella attuale legislatura regionale (che ricordo ha avuto come consigliera del PD l’inutile Puppato, che ha mollato sul più bello per veleggiare verso lidi nazionali dove ha fatto pessima figura, a mio avviso), candida – così pare – SImonetta Rubinato. Ovvero una che 15 anni fa poteva almeno avere il vantaggio di venire dalla società civile, ma poi si è inserita nei quadri alti della Margherita, diventando prima sindaco di Roncade (non ricordo se rieletta) poi dal 2008 deputato, senza aver mai presentato nulla di particolarmente degno di menzione, a quanto mi risulti.
Ecco, di fronte a queste scelte, mi sembra di tornare ai tempi dei DS e della Margherita, quando la candidata interna, purché donna e purché non troppo capace, era sempre la candidata giusta, quando andare a cercare all’esterno non era mai la soluzione giusta.
Certo, mi direte, alcune candidature alle regionali non sono state proprio un successo. Ricordo in particolare quella di Massimo Carraro, che però era un candidato esterno solo per gli ignoranti, essendo stato per anni un personaggio di spicco del PDS e del PD, ma se lo sarà dimenticato anche lui.
Ecco, vogliono candidare ‘sta personaggia? mi verrebbe da dire fate e arrangiatevi, perderete, ma tanto fa, affari vostri.
Ma poi mi chiedo perché io debbo avere il governo della regione più a cuore di loro, e quindi li invito, con forza: ripensateci!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Ora, non so esattamente cosa stia succedendo, ma quello che si legge sulla tribuna di oggi è questo: http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/08/03/news/il-pd-chiede-l-espulsione-di-caldato-1.7526153

Ammesso e non concesso quindi che quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero, mi vengono naturali alcune riflessioni.

1. Io vorrei tanto sapere chi sono oggi i Probi Viri del PD…. Non per curiosità morbosa, ma per un fatto personale. 10 anni fa tentarono di sottoporre anche me e un gruppo di altri compagni a questa specie di tribunale dell’inquisizione interno, ma quei probi viri non ricordo esattamente se avessero meno del probo o meno del vir. Vorrei sapere se la qualità nel PD è migliorata 😉 

2. quell’esperienza mi ha insegnato che prevalentemente la strada dei Probi Viri viene usata da una minoranza inetta per tentare di scalzare a suon di regolamenti interni una maggioranza più forte. In questo caso trovo assurdo che un partito che ha la maggioranza relativa in città utilizzi questo strumento per mettere la museruola a un Consigliere Comunale. 

3. Come giustamente scriveva poco fa su facebook Diego Bottacin, ci son sempre due pesi e due misure: per Caldato si chiede l’espulsione, di Pio Savioli – che pare abbia colpe maggiori – si attende l’autosospensione, ma forse ga altri pensieri al momento. Aggiungo che invece una scheggia impazzita come Laura Puppato è bellamente al suo posto in Senato senza che i probi viri, che pure sarebbero al loro posto, siano mai stati minimamente presi in considerazione.

3. Trovo comprensibile che il PD trevigiano sia un po’ confuso: dopo anni di minoranza finalmente è al governo della città, e non dubito che sia una cosa difficile, anche solo come forma mentis. Avere spine nel fianco al proprio interno è un problema non da poco. Però mi viene spontaneo un certo retropensiero. Maristella Caldato è sempre stata un libero battitore. Anche nella precedente carica di Consigliere Comunale ha rappresentato spesso un problema per i colleghi. Allora o si ha il coraggio di dire: guarda cara, non possiamo rimetterti in lista perché sei una rogna, magari con un poco più di zucchero, oppure è troppo comodo metterla in lista, farsi portare una paccata di voti (che io dubito siano tutti voti del PD, c’è molto di preferenza sua personale) e poi alla prima occasione tirare fuori il cartellino rosso. Mi sembra davvero scorretto.

4. Le mie piccole riflessioni non sono uno schierarsi da una parte o dall’altra. Il PD ha indubbiamente delle responsabilità, la prima è non sapersi gestire all’interno, ma non è nuova. Personalmente non ho ancora un giudizio sull’operato della nuova amministrazione, anche se devo confessare che i primi atti che ha compiuto (nomina della Giunta, nomina dei CDA) non mi sono piaciuti del tutto, ma diamogli tempo.  Come si diceva di Berlusconi, lasciamolo governare 😉 Anche Maristella ha delle responsabilità. Essere un libero battitore dà molta visibilità, ma è rischioso. Perché la gggente vuole l’unità, e a volte non perdona chi la rompe. Perché in un partito debole si cerca sempre un capro espiatorio, e offrirsi su un piatto d’argento è quanto meno azzardato. Perché aver scelto di far parte di una squadra comprende anche la responsabilità di costruirla, che è la parte che mi pare più importante. 

Detto questo, io al posto di Maristella entrerei nel Gruppo Misto e farei un’opposizione all’amministrazione mai vista. Ma solo perché sono uno scorpione, perdono ma non dimentico. Quello che mi auguro davvero è che questa faccenda si ricomponga, con un po’ più di sale da parte di tutti. 

Il PD e l’amministrazione Manildo, per una serie di ragioni in parte contingenti e indipendenti dalla loro volontà, hanno per le mani una grande occasione, che è quella di cambiare il volto a questa città. Anche se son qui a far loro le pulci, per spirito di contraddizione, perché è l’unico modo che mi resta per occuparmi di politica, magari la mia è tutta invidia, vai a sapere,  in realtà quello che mi auguro e auguro loro è di farcela. Sarebbe veramente una beffa aver vinto contro Gentilini e poi mandare tutto a puttane (no, in ‘sto caso nessun riferimento a Berlusconi) per questioni di sopravvivenza interna.

Da ultimo, un piccolo suggerimento. Forse, dico forse, la convivenza con Maristella Caldato sarebbe più facile se lei non fosse l’unico Consigliere Comunale che si prende un po’ di spazio sulle cronache. In consiglio siedono persone perbene, anche amici miei. Ho capito ambientarsi un po’, ma se ogni tanto diceste qualcosa anche voi? In positivo intendo, non come reazione. Quello lo fa la minoranza….

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Adesso, so che può sembrare una questione personale, ma vi assicuro che non lo è, che io con la senatrice in questione non ho mai avuto occasione nemmeno di parlare.

Però sono stanca, da elettrice occasionale e non convinta del PD, di tutta questa attenzione che la signora si prende sputando nel piatto da cui si nutre da anni.

Intervista di oggi su La Tribuna di Treviso:

1. Non so se mi ricandiderei nel Pd. Perché, ti pare che il PD di oggi sia diverso da quello di poco meno di un anno fa, quando ti candidasti addirittura alla sua guida. A me non pare proprio, mi sembra lo stesso partito, con le medesime contraddizioni e incapacità di governo, e con gli stessi numeri che gli impediscono di governare senza l’appoggio del centrodestra. 

2. la senatrice veneta ha negato la fiducia ad Alfano. (ammetto che potrebbe essere una svista giornalistica essendo un sottotitolo). No, la senatrice veneta non ha negato la fiducia ad Alfano, si è astenuta dal votarla. che è cosa discretamente diversa in quanto a coraggio delle proprie azioni, tanto più per una che ci tiene a sottolineare che gli eletti in Senato e in Parlamento non hanno vincolo di mandato. Se non c’è, come è vero, vincolo di mandato, puoi votare contro, se credi davvero che la questione Alfano sia imprescindibile. Non siamo neanche a chi lancia il sasso e nasconde la mano, siamo a chi nasconde la mano e poi lancia i sassi. Si chiama vandalismo…

3. Siamo al governo per senso di responsabilità. Posto che ho sempre dubitato del senso di responsabilità in politica, no, siete al governo per sbaglio, per caso e anche un po’ per sfiga, che bastavano una manciata di voti in meno per lasciare la palla al centrodestra e star comodi nel proprio ruolo di opposizione. Ci fosse senso di responsabilità, almeno ci provereste a governare il paese, invece siete in balia di voi stessi. una classe di bimbi della scuola materna sarebbero più disciplinati

4. Nel PD della base ci sto bene, mi sento a casa mia. Via via che si sale al vertice, a prendere il sopravvento sono invidie, divisioni, sospetti. Avendo frequentato solo la base, penso di poter dire con certezza che la signora la base non la conosce, perché nella detta base si sviluppano, in sedicesimo, esattamente le medesime invidie, divisioni e sospetti che ci sono al vertice. Vorrei raccontare di probi viri che contano anche i morti per il conteggio dei delegati al congresso, piuttosto che di segretari di sezione che usano i soldi del partito tutto per finanziare singoli candidati, senza nemmeno dirlo ai finanziatori, piuttosto che di lotte intestine per candidare la moglie o il marito dell’uno e dell’altro. La miseria è ovunque, la base non ne è immune. Però, cara mia, se ti ci trovi tanto bene, invece di far la senatrice fai la segretaria di circolo…

5. Mi aspetto dal congresso del PD più coraggio, io mi batterò per porre fine alle correnti organizzate. Peccato che di fatto la tua sia una corrente organizzata.

Riflessione generale. Una volta nei partiti di sinistra (leninisti, dice Wikipedia), vigeva il centralismo democratico: dentro alla Lubianka ci si randellava su posizioni opposte, poi si votava, e la posizione che usciva era unica. Nessuno si sarebbe permesso, fuori dalla sede del partito, di contraddirla. Certo, era più centralismo che democrazia, ma i partiti funzionavano, davano un’immagine concreta e seria, e l’affezione degli elettori era pari a una fede, anche se poi magari dietro alle cucine delle feste dell’Unità qualche mugugno si faceva sentire. 

Oggi il PD è diventato un tirassegno da fiera, fanno la gara a chi si fa più del male, e si sparano nelle palle da soli. Con grande senso di responsabilità e coerenza. Ti fa schifo questo partito (che se non ricordo male ti ha perfino eletta nel listino bloccato, e che era pronto a darti un Ministero o qualcosa del genere, se non avesse dovuto spartire i posti con il centrodestra)? nessuno ti trattiene, c’è il gruppo misto per questo. Ma non si parli di coerenza. Perché la coerenza che viene chiesta ad Alfano, che si dimetta da solo, vale anche per chi, ripeto, sputa continuamente nel piatto dove mangia. 

Cercare la visibilità a tutti i costi, a dispetto del rispetto per l’elettore, già peraltro più volte cornuto e mazziato, vestendola da coerenza è una cosa irragionevole, e mi fa incazzare ancora di più che sia una donna a farlo. Perché rafforza il luogo comune che la politica sia un posto per uomini, che sanno almeno come ci si comporta, e hanno un rapporto meno umorale con le regole. Se non ti piacciono queste regole, cambia gioco. e parrucchiere.

E adesso vado a stirare, che è quello il posto di una donna, se non è in grado di fare di meglio.

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Il diritto di voto è un diritto – dovere. Mi fa male pensare di rinunciarvi, ma questa volta lo farò. Non andrò a votare alle prossime elezioni amministrative di maggio. Morissi qui se lo faccio, anche se mi costerà fatica.

Il motivo: mi sono definitivamente rotta le balle. Non è che non mi stia a cuore più la mia città. Anzi. E inviterei chi ne è ancora in possesso a rileggersi le proposte che dal 2000 al 2008 abbiamo avanzato, che sono valide oggi più di allora.

Ma sono stanca di ‘sta gente. Di quelli che fino a ieri se ne son fregati e adesso che i buoi sono scappati chiamano gli altri alla lotta. Ma nei 20 anni di governo leghista che cazzo hai fatto, a parte bere spritz in piazza? Di quelli che ci sono sempre, ma cambiano ogni volta bandiera. Perché l’importante è esserci, e dove si trova un posto si va. Di quelli che han sempre rotto le balle e adesso digeriscono tutto, perché la situazione è grave. Era grave anche 10 anni fa, quando sbagliavate candidato e strategie. Adesso, con il candidato più debole di tutti (è ovviamente un’opinione personale) si rinuncia a qualsiasi cosa.Sono stanca dei falsi salvatori della patria che scoprono all’improvviso la bellezza di parlare alla gggggente. Di chi si ricicla senza pudore. Di chi perde la memoria da un’elezione all’altra. Forse io ne ho troppa, e ricordo esattamente ogni passaggio della vita politica cittadina dal 1995 ad oggi. Mi ricordo chi c’era e dove stava, chi non c’era, chi rompeva le balle, chi era sempre contro tutto e  tutti. E mi ricordo chi aveva un progetto e chi non ce l’aveva. E i secondi, oggi come ieri, erano la maggioranza democratica che avrebbe potuto salvare la città dal gentilinismo, e invece ha sempre, incaponendosi, contribuito ad alimentarlo. (tipo: quanti di voi si ricordano i manifesti coi chiodi della campagna del 2003? Quanto fuori posto erano? E tutti a mandar giù, per la buona causa, e per salvaguardare l’impegno della società civile, che va coltivata. La società civile è una tautologia, nel migliore dei casi. Prevalentemente una pigna nel culo)

Ecco, mi son rotta le balle anche della buona causa, del fine che giustifica i mezzi. No. Il fine non giustifica i mezzi, soprattutto se non lo ottieni.

La politica è un progetto, non un autobus sul quale salire alla bisogna.

Mi hanno anche proposto di candidarmi in una lista. Ma non posso. Perché non ho condiviso niente di questo progetto, né di lista né di candidature. E di conseguenza non ci posso stare, solo a testimoniare le istanze in cui credo. Lo farò in altro modo, in altra sede. Perché conosco, ricordo, e ho dignità.

Quindi, stavolta scelgo che non voglio avere nulla a che fare con tutto questo.

Buona campagna elettorale a tutti. Nemmeno stavolta vincerà il migliore. Perché, ahimè, dubito ci sia.

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in progress?

Meno una settimana al voto.

Fino a qualche mese fa avevo deciso che questa volta non avrei votato, ma  è una soluzione che mi scoccia, io a votare ci sono andata sempre, anche ai referendum più sfigati, non sono capace di stare a casa e non andarci, lo so, mi conosco, poi mi vengono i sensi di colpa e non ci dormo la notte.

Poi nell’approssimarsi della campagna elettorale avevo preso una decisione: siccome grandi differenze tra i partiti che posso votare (il programma del PDL, per esempio, non l’ho mica visto…) non mi pare emergano, nel senso che non trovo nessuna eccellenza, avevo scelto di votare per delle liste che avessero, in posizione ragionevolmente utile, delle persone che conosco e che stimo. Non potendo esprimere la mia preferenza, cerco di promuovere quei candidati che, grazie al mio voto per la loro lista, potrebbero essere eletti. Almeno son sicura che trattasi di persone perbene.

Il ragionamento mi ha convinto, finora. Ma iniziano a venirmi dei dubbi.

Ora, posto che non voterò per il centrodestra di certo, e che non voterò per il M5S di certo, perché per quel che mi riguarda la sua collocazione nell’arco costituzionale non è lontana dal centrodestra appunto, e non voterò i cespugli di sinistra oltranzista (o di quel che ne è rimasto), perchè i magistrati devon fare i magistrati, e ogni volta che si son messi in politica han fatto male, e l’unica cosa che mi piace un poco di Vendola è suo moroso, il dubbio su chi votare davvero si fa assillante. 

Anche perché, visti i motivi suesposti  e altri ancora che macinano dentro di me, non resterebbe che turarsi il naso e votare il PD. Che voterò al Senato, sperando che Daniele Ceschin sia eletto senatore, anche se questo significherà necessariamente che lo saranno anche altri da lui :(, ma che non pensavo, onestamente, di votare alla camera. Anche per non dargli ‘sta soddisfazione, che non è che abbia proprio fatto tutto quello che poteva, ‘sto PD, in questa campagna elettorale.

Quindi, ho deciso che torno alla vecchia maniera, le sere di questa settimana le passerò a leggere i programmi di quel paio di partiti che potrei votare, e vediamo cosa succede.

Che palle però. Sono anni che non vado più a votare convinta. E non credo sia un problema solo mio. E il dramma è che non esiste più nemmeno il voto utile. Tanto, anche se vince il PD, dovranno imbarcare mezzo mondo per riuscire a fare il governo, e saranno messi sotto scacco da tutti. Un ministero a te e uno a me, col bilancino come i tossici.

Una settimana ancora, e poi si vedrà

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Sarà difficile, perchè ho votato sempre, da quando ho la facoltà di scelta. Non ho saltato neanche un referendum, e ho  partecipato, sia pure un po’ scettica, alle primarie del Pd.

Ma questa volta no, alle primarie del Pd a Treviso non voterò. E ho qualche dubbio sul fatto di andare a votare anche alle comunali, diciamo che aspetto di capire chi saranno i candidati, anche della controparte. Che non si sa mai.

Perché, mi chiedo infatti, continuare a votare per una bandiera che credo simile a quella cui aspiro, quando questa bandiera è diventata poco più che uno straccetto? Se non ci tenete voi, perché devo turarmi il naso io?

Le primarie del Pd sono, a mio modestissimo avviso, raccapriccianti. Non ho condiviso fin da subito la scelta di farle così, salvo poi ventilare accordi successivi. Le primarie vere, per essere tali, DEVONO essere primarie di coalizione, se c’è un centrosinistra (ammesso, poi, che ci sia davvero).

Non che mi sarebbe cambiato granché, dato che non mi pare che il resto del centrosinistra offra migliori prospettive. I grillini, a quanto mi dicono, sostengono che il candidato non conta, conta l’idea. Sarà. Io sono ancora convinta che se voto un sindaco voto prima di tutto una persona. Gli altri nomi non ne hanno ancora fatti, aspetteranno l’ultimo momento per candidare qualche solito noto. Magari la Campagner, tanto per cambiare. Soprattutto la società civile l’ha sempre sostenuta, mi pare di ricordare, anche quando non era affatto il caso, e i risultati son sempre stati evidenti.

Quanto ai 5 candidati del Pd, più o meno interni, beh, c’è davvero qualcosa da dire? Son tutti entusiasti perchè ai gazebo sul territorio la gente si ferma, partecipa, è interessata. L’unica spiegazione seria a questo entusiasmo stuporoso è che gazebo, finora, ne abbiano fatti ben pochi. I cittadini di Treviso han sempre parlato con chi faceva i gazebo, proponendo idee, condividendo malumori e critiche, indipendentemente da chi poi avrebbe votato, e lo dico alla luce di un’esperienza di quasi otto anni, con una media, arrotondata per difetto, di un paio di gazebo a settimana.  Non ho nessuno stupore, e nessun entusiasmo rispetto a quello che a me, personalmente, pare la normalità.

Poi non entro nel merito delle singole candidature, perchè veramente, con tutto il rispetto che ho sempre avuto per chi nella competizione mette la propria faccia e il proprio impegno, un po’ mi pare di sparare sulla croce rossa.

La Lega, complici le alterne vicende nazionali e regionali, è dopo anni di comando indiscusso finalmente indebolita. Si poteva approfittarne. E invece, come sempre, ci si è impegolati in giochini di sopravvivenza. A questo gioco non mi interessa più giocare, mi dispiace, mi dispiace davvero molto, ma l’offerta politica del momento è davvero troppo misera per parteciparvi.

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“Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica.

La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti.”

Questa è la definizione di primarie che dà Wikipedia.

Poi c’è tutto un baillame di definizioni più o meno realistiche: primarie vere, primarie finte, primarie di partito, primarie di coalizione. Una idea originale, le “primarie di terzo tipo” viene dal Pd trevigiano:

http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2012/03/10/news/comunali-2013-ecco-le-primarie-del-pd-1.3275741

E’ comprensibile l’attuale disorientamento del Pd italiano rispetto alle primarie. Come dice questa settimana Gad Lerner su Vanity Fair “nell’Italia che vuol mettersi alle spalle gli anni del Cavaliere c’è una maggioranza di centrosinistra in cui il PD è numericamente il più forte, ma non riesce a imporre una sua leadership”

Solo che fare le primarie del Menga non è una soluzione. Il PD oggi, anche in città stando a guardare le ultime elezioni (con tutti i distinguo del caso) dovrebbe essere il partito di maggioranza relativa, e come tale ritiene di doversi/potersi assumere la responsabilità di individuare il candidato sindaco. Però conosce la sua debolezza, in termini interni e in termini di proposta politica, per cui apre (e finalmente, che sono almeno 10 anni che glielo si va dicendo) alla scelta democratica delle primarie, ma le blinda. Certo, sono aperte a tutti, ad alcune condizioni, MA non saranno primarie di coalizione. Che forse si faranno dopo, forse, diventando di fatto una precompetizione politica piuttosto che la ricerca democratica del candidato migliore lasciata ai cittadini, ovvero essendo completamente snaturate. Ovvio che le primarie di coalizione sono un momento difficile, in cui si può ( e spesso il PD lo ha fatto) perdere, ma è lì la vera forza del cittadino che può scegliere e dei partiti che si affidano alla scelta dell’elettore invece di decidere a priori nel buio delle loro sedi.

La cosa più assurda, però, è che si rovescia completamente il senso della competizione. Nelle primarie vere ciascun candidato porta la sua proposta politica, che in parte è condivisa in parte ha il valore aggiunto della sua originalità, è su questo (oltre che sulle debolezze di alcuni candidati proposti) che Pisapia ha vinto a Milano, più che sul sostegno di Sel, non me ne voglia nessuno. Perchè voti l’uomo e la sua proposta, libero dalle appartenenze di partito: l’obiettivo non è far vincere il tuo cavallo, ma valutare quale sia il candidato migliore a sconfiggere l’avversario. Perchè, non dimentichiamocelo, l’obiettivo finale è battere il centrodestra, non decidere chi pesa di più. Altrimenti non ha senso farle le primarie, basta fare la conta dopo. Se invece il partito, illuso di essere ancora il motore immobile del mondo, stabilisce il manifesto elettorale e chiede al candidato alle primarie di sottoscriverlo, quale sarà mai il valore aggiunto del candidato stesso?

E quale può essere il valore aggiunto di nomi che son 10 anni che son sempre gli stessi, tranne forse Giovanni Manildo che 10 anni fa se non ricordo male  si occupava d’altro?

Perchè fingere di volere la nostra opinione di cittadini quando in realtà si stanno percorrendo strade assolutamente diverse? Perchè non ce ne accorgiamo, popolo bue?

Beh, temo che come in molte altre città, ma in maniera meno dignitosa, se la scelta delle primarie è questa, sarà il Pd ad accorgersene, e noi consegneremo per l’ennesima volta la città al centrodestra. Per dolo e per colpa.

 

 

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