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Posts Tagged ‘Sanità’

Va bene, ho tergiversato un po’, ma è il momento di prendere in mano il progetto di riforma del SSR Veneto proposto dal consigliere Luca Zaia e cominciare a fare un po’ la lista della spesa di quello che ci manca e di quello che ci va tolto.
Premessa: io sono assolutamente favorevole alla riduzione a livello provinciale delle Aziende ULSS. ma nella legge non c’è scritto COME si farà. E mancano 5 mesi.

Partiamo dall’Azienda Zero.
1. L’azienda Zero è un’ente strumentale della regione che di fatto ingloberà TUTTE le attività finora svolte dall’AREA SANITA’ E SOCIALE (art. 14 comma 4: Le funzioni e le relative risorse strumentali e finanziarie attribuite all’Area Sanità e Sociale sono trasferite all’Azienda Zero).
DOMANDA: perché la Regione, che ha il compito istituzionale di gestire la governance in materia sanitaria e lo fa tramite gli uffici competenti dell’area sanità e sociale, chiude questa parte degli uffici e ne trasferisce la titolarietà ad un ente strumentale? Quale è il vantaggio di un’operazione di questo tipo, se invece l’obiettivo a mio avviso dovrebbe essere la tenuta corretta delle redini da parte della regione? E soprattutto, chiuderà l’area sanità e sociale o ne farà un doppione con finte funzioni di controllo?
DOMANDA: perché la Regione, che con una Legge Regionale del novembre 2012 ha chiuso un Ente Strumentale che svolgeva buona parte delle attività di governance, adesso le riconsegna incrementate ad un nuovo Ente Strumentale? Ricordo per chi non lo sapesse, peraltro, che pur avendo dismesso quasi tutto il personale entro il 30 giugno 2013, l’Ente Strumentale di cui parlo, che si chiamava Agenzia Regionale Socio Sanitaria del Veneto, probabilmente ha finito di pagare stipendi a dipendenti ancora in servizio per la lunghissima liquidazione nei primi mesi di quest’anno, se non li paga ancora.
DOMANDA: Com’è che alcune persone che facevano parte dell’ARSS sono state allontanate, anche con cause di lavoro e non solo, e invece gli yes man sono rimasti in Area Sanità e Sociale, e adesso che si riapre un nuovo ente strumentale si dice chiaramente che il personale sarà individuato in primis tra quelle persone, ovvero gli yes man di cui sopra.
DOMANDA: MA DAVVERO UNA REGIONE HA BISOGNO DI FARE IL GIOCO DELLE TRE CARTE APRENDO E CHIUDENDO ENTI A CAZZO, SOLO PER SCEGLIERE LE PERSONE PIU’ ADATTE, CHE NON SEMPRE SONO LE PIU’ COMPETENTI? CORTE DEI CONTI, DOVE SEI????

Passiamo alle ULSS.

Ai sensi dell’art. 18, entro il 1° gennaio 2016 (domani) il Presidente della Giunta Regionale nomina i Direttori Generali delle nuove Aziende Ulss in ambito provinciale. Ai sensi del medesimo articolo, comma 2, entro 6 mesi dalla nomina il DG predispone l’atto aziendale e lo trasmette alla Giunta per l’approvazione.
DOMANDA: ma se la proposta di legge la fa Zaia, cioè quello che negli ultimi 2 anni ha fatto approvare i nuovi atti aziendali, e stiamo ancora tutti lavorando alle modifiche da essi apportate all’organizzazione delle singole aziende, ma che tipo di lungimiranza ha un governo regionale così?, Quella di un tir in una giornata di nebbia, 20 metri scarsi. Son due anni che fai lavorare per il cazzo metà degli uffici amministrativi e sanitari alla riorganizzazione delle Aziende (approvata dalla Giunta nel dicembre scorso), che non sarà finita per il 31 dicembre neanche se paghi, salvo l’assegnazione del numero più alto possibile di quelli che volgarmente chiamo ancora primariati, per 5 anni (salvo poi doverli riorganizzare entro giugno 2016). Ma solo a me vien da pensare: ma mi prendi per il culo?

DOMANDA: ok, accorpiamo le ULSS, a Treviso per esempio nominiamo un solo Direttore Generale al posto di 3, e facciamo un nuovo atto aziendale. Ma scrivere due righe su come verrà gestita l’integrazione tra le tre aziende, faseva brutto? Ok, ci sarà un solo DG, un solo DA, un solo DS. Per quanto riguarda la parte sanitaria il problema non si pone, perché a fronte di un solo Direttore Sanitario ci sarà sicuramente ancora (o almeno me lo auguro), una direzione medica per ciascun presidio ospedaliero, che appunto presidierà le singole strutture. Ma il DA, e soprattutto il DG, come si organizzeranno? Fanno un giorno per azienda? Mi pare improbabile. Mandiamo le carte da firmare via mail da Pieve a Treviso e viceversa. Oppure potremmo trasformare un po’ di amministrativi in esubero (unificando gli uffici ce ne saranno necessariamente, nonostante il lungo blocco delle assunzioni) in autisti e facchini, che portano i faldoni a firmare da Asolo a Oderzo? Fai una legge di riforma delle Aziende e non dici NIENTE su come devono essere riformate. Il vuoto assoluto. Non vorrei essere nei consiglieri che si troveranno a discutere del niente.

ULTERIORE PROBLEMA GRAVISSIMO
All’art. 19 “funzioni in materia di servizi sociali” si elimina di atto l’art. 16 della LR 56/1994, e si abroga il Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione territoriale, le cui funzioni passeranno in toto al Direttore Sanitario, coadiuvato da un non si sa come nominato e non si sa con che livello Coordinatore dei Servizi Sociali.
1. Muore di fatto con questo insano e gratuito gesto l’integrazione socio sanitaria, che la Regione Veneto per prima e unica ha realizzato come modello di lavoro. Siamo stati all’avanguardia per questo per anni, e la buttiamo nel cesso così. Come se il problema delle casse regionali fosse risparmiare i soldi per pagare 7 Alti dirigenti (i DSS sarebbero comunque uno per azienda), che tanto poi il coordinatore dei servizi sociali non varrebbe un cazzo ma sarebbe pagato poco di meno
2. Solo dall’approvazione dell’insulso Piano Socio Sanitario Regionale il Direttore dei Servizi Sociali era divenuto anche, FINALMENTE, direttore della Funzione Territoriale. Per la prima volta nella storia l’integrazione non passava solo per la coesione tra servizi sanitari e sociali ma anche nella relazione tra ospedale e territorio. E questo, probabilmente, è stato il punto più qualificante di un PSSR che, come ho già detto, faceva acqua da più parti.
3. io dubito di essere una teorica del complotto se immagino, come immagino, che questa frenata bruschissima sull’integrazione sia soltanto il primo evento prodromico a un progressivo tentativo da parte della regione di liberarsi delle questioni sociali e sociosanitarie a particolare rilevanza sociale (cui ha soprattutto negli ultimi anni dimostrato di non tenere molto), magari provando a rimbalzarle ai comuni, che comunque per il patto di stabilità non saranno mai in grado di occuparsene. D’altro canto, può essere un caso se in questa proposta di legge non si fa alcun riferimento alla Conferenza dei Sindaci e alla nuova relazione che dovrà avere con il Direttore Sanitario.

Riassumendo: la proposta di legge di Zaia è parziale, per molti aspetti lacunosa (soprattutto quelli interessanti e o critici), palesemente volta a premiare i fedeli e non i tecnici, pericolosissima per l’equilibrio economico soprattutto in relazione al sociale e al territorio, che sono gli ambiti nei quali l’investimento oggi, per ragioni epidemiologiche e sociologiche, è più costoso.

Io invito tutti, in primis i consiglieri regionali, ma anche le associazioni di categoria, i comuni, le conferenze dei sindaci, le associazioni di volontariato, i singoli cittadini, a non farsi fregare pensando che ridurre le Aziende ridurrà gli sprechi e i costi inutili per la casta. Potrebbe non essere così. Ma i rischi che corriamo se questa legge passa così come è stata pensata sono davvero drammatici.
Creiamo occasioni di confronto e dibattito. Persone competenti e informate ce ne sono molte, usiamole per capire e per contrastare questa vergogna, che ci riporta a una governance sanitaria mille anni più arretrata rispetto a quella che potremmo produrre e avere.

Grazie

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Suppongo in relazione a questo intervento

http://nuovavenezia.gelocal.it/regione/2015/05/16/news/sanita-in-veneto-moretti-e-ora-di-cambiare-via-mantoan-1.11433073,

oggi sulla Tribuna è uscita una breve nota, che non riesco a postare, dal titolo “I sindacati dei medici difendono Mantoan” dopo l’attacco di Moretti al Manager.

Lo copio, tanto è breve: “VENEZIA – In caso di vittoria, la candidata del PD Alessandra Moretti ha annunciato che licenzierà Domenico Mantoan, il DIrettore Generale dell’Area Sanità e Sociale in Regione, giudicandolo inadeguato. I medici veneti, però, difendono l’operato del manager. E lo fanno con una nota congiunta di tre organizzazioni – Sindacato medici italiani, Sindacato nazionale autonomo medici italiano, Intesa sindacale – diffusa dal dirigente di categoria Emanuele Mossuto: “In riferimento a recenti dichiarazioni fatte sul Direttore della Sanità Veneta a margine di un incontro politico, queste organizzazioni SMI, SNAMI e Intesa intendono manifestare il proprio riconoscimento al dottor Domenico Mantoan per il comportamento collaborativo con i medici di famiglia nell’avvio della riorganizzazione della sanità territoriale basata sulla formazione delle Medicine di gruppo integrate”. I sindacati dei medici, infine, “Auspicano che il percorso iniziato che porta una profonda modernizzazione dell’assistenza territoriale veneta, possa trovare pieno compimento nel nuovo assetto politico che uscirà dalle prossime elezioni”. La minaccia di licenziamento nei confronti di Mantoan (che ha preferito non replicare alla Moretti) è stata pronunciata da Moretti nel corso di un incontro elettorale. In proposito, il governatore Luca Zaia ha invitato a rispettare il lavoro del suo dirigente: “Prendetevela con me ma lasciate in pace i dipendenti che lavorano per migliorare la nostra sanità”.

Lungi da me farne una questione personale, ma in queste righe ci sono un sacco di imprecisioni. Vediamole.

1. Il titolista, come accade spesso, pecca di ingenuità. Scrive che i sindacati medici difendono il segretario, mentre sono 3 i sindacati medici a firmare questo comunicato, non tutti. E ce ne sono tanti. Ma è un peccato veniale.

2. gli stessi 3 sindacati dicono che sono riconoscenti al segretario perché è stato collaborativo. O è un’eccezione, e di solito non lo è, o è una stronzata. Se stai lavorando a un tavolo sindacale per un cambiamento importante nella sanità regionale, e sei un manager, il minimo che tu possa fare è essere collaborativo. Ma è un peccato veniale

3. gli stessi 3 sindacati auspicano che la Regione prosegua, a prescindere dall’esito del voto, il percorso intrapreso sulla riorganizzazione della sanità territoriale, sottintendendo ovviamente che sarebbe opportuno, affinché questo avvenga, che la guida politica non cambiasse. Fingendo di non sapere che il potenziamento dell’assistenza territoriale è un punto del programma in comune tra i principali candidati, e che quindi verrà perseguito a prescindere da chi sarà il Governatore nel prossimo mandato. Ma anche questo, suvvia, è un peccato veniale.

4. tutto questo nasce contro la minaccia di licenziamento del Segretario. Ora. dubito che i sindacati medici non lo sappiano, forse non lo sa il giornalista, ma di certo lo sa Zaia, quando si parla di licenziamento non si intende che il “povero” Segretario sarà lasciato in mezzo a una strada. Tornerà a fare il Dirigente Medico nella azienda in cui è dipendente, attualmente in aspettativa senza assegni per altro incarico, se non erro l’Ulss 4 nel caso di specie, ma il caso di specie è una scusa, o più probabilmente troverà incarichi di tutto rispetto nel privato piuttosto che in altri ambienti vicini, come i suoi predecessori prima di lui. E questo perché, a differenza di quanto dichiara nel virgolettato l’attuale governatore, il Segretario non è un dipendente. E Zaia lo sa bene, perché la nomina a segretario della Sanità è fatta con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 163 del 30 luglio 2010, con le modifiche successive riportate nel Piano Socio Sanitario che si è vantato di essere riuscito ad approvare (perdendo l’occasione di farne approvare uno di buono, ma non si parla di questo), laddove all’art. 1 comma 4 della L.R. n. 23 del 29 giugno 2012 di dice “Viene individuata la figura del Direttore Generale alla sanità e al sociale, nominato dal Consiglio Regionale, su proposta del Presidente della Giunta Regionale. Al direttore competono…. L’Incarico di Direttore Generale alla sanità e al sociale può essere conferito anche ad esperti e professionisti esterni all’amministrazione regionale, con contratto di diritto privato a tempo determinato, RISOLTO DI DIRITTO NON OLTRE SEI MESI SUCCESSIVI ALLA FINE DELLA LEGISLATURA”. Quello di Direttore Generale non è un contratto da dipendente, ma un contratto cosiddetto FIDUCIARIO (e chi mi legge sa quanto io sia contraria: concorsi ci vogliono, per tutti gli incarichi, a tutti i livelli. magari sono truccati, ma almeno uno si rompe le palle a studiare dieci minuti), che decade automaticamente alla fine della legislatura regionale, esattamente come quello dei Direttori Generali, e degli altri incarichi fiduciari a cascata.

QUINDI Alessandra Moretti, nel sottolineare come un rapporto fiduciario con l’attuale segretario non ci sia, (e che il Signore benedica lo spoil system delle nomine politiche), oltre a non aver minacciato nessuno di licenziamento ha banalmente detto che in caso di vittoria elettorale farà quello che è previsto dalla norma regionale (firmata da Luca Zaia): risolvere il contratto con gli attuali dirigenti nominati e non assunti, in questo caso per sostituirli, in altri forse per rinominarli.

Il motivo per cui si cerchi, quindi, di salvare l’attuale Direttore da un licenziamento previsto dalla legge, onestamente, mi sfugge.

D’altro canto, chi lavora nel settore inevitabilmente lo sa. Se c’è una cosa di cui Zaia non si è mai voluto occupare, è la sanità.

Mi scuso se son stata prolissa, ma usare parafrasi per ogni parolaccia che volevo dire allunga le cose.

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Negli ultimi 3 giorni di gennaio si sono svolti a Mestre gli Stati generali della sanità veneta.

Dalle cronache di questi giorni leggiamo veri fuochi d’artificio. La riduzione del numero delle Aziende Ulss, che non sarebbe mai troppo tardi, in primis. Ma soprattutto, e questa è una vera genialata, la creazione di una agenzia – holding regionale, ente strumentale della regione, con il compito di gestire in maniera centralizzata tutte le procedure amministrative, come, copio dall’articolo “la gestione del personale, le buste paga, la programmazione, gli acquisti e le gare sopra la soglia europea, l’informatica, la comunicazione”.

Ora, a me la cosa farebbe ridere, se non mi facesse incazzare, e appunto brevemente qualche perché:

1.Un’ente strumentale della Regione a nome AGENZIA esisteva ed era operativo fino a due anni fa, poi è stato chiuso ma non realmente, dal momento che ha ancora almeno due dipendenti e non è quindi stato liquidato definitivamente, nonostante esistesse un commissario liquidatore, nella persona del segretario regionale alla sanità, che per LEGGE REGIONALE aveva 1 anno di tempo per effettuare la chiusura. Contestualmente, però, mi risulta che con circolare regionale firmata dal medesimo segretario, attualmente tutte le partecipate abbiano il blocco delle assunzioni, e mi risulta ancora, ma spero che Padrin mi smentisca, che sia stata fatta una rilevazione durata anni finalizzata a verificare e ridurre il numero degli enti strumentali, quindi questa improvvisa fioritura mi coglie realmente impreparata.

2. Una delle ragioni addotte per questa holding è un maggior controllo sui Direttori Generali da parte della sanità regionale. Non del Presidente, mi raccomando, ma sempre del Segretario Regionale (anche su questo aspetto la smentita di Padrin, ma non vi siete scazzati per anni in 5° commissione perché fosse il Consiglio a controllare la Sanità e non il Segretario???), Questa è la battuta del secolo. Dubito che lo confermeranno, ma senza autorizzazione generale i Direttori Generali non vanno neanche a pisciare. Non hanno il coraggio di opporsi nemmeno alle soluzioni più assurde, sono COMPLETAMENTE asserviti, come devo dire non accadeva da anni. Se volete una lista brevissima dei direttori che non saranno riconfermati per insubordinazione lieve (ce n’è qualcuno che non lo sarà per incapacità e qualcuno per calcolo politico) chiedete a chiunque sappia qualcosa di sanità di scrivere il nome di un DG in una busta chiusa, e al 31 12 2015 vedremo se sarà vero. Io il mio candidato unico ce l’ho

3. La persona che ha affermato le cose tra virgolette poco sopra è la stessa che, da dirigente di quella vecchia AGENZIA, ha passato almeno 7 anni a effettuare studi di fattibilità sull’area vasta (per inciso: riunificazione in area tendenzialmente provinciale di tutti gli uffici e i processi amministrativi), e cazzo se mi mangio le mani di non aver conservato i bilanci, perché son stati spesi soldi a profusione per attività con società di consulenza, attività formative, incarichi libero professionali, consulenze, borse di studio, e non se ne è fatto NULLA. Allora, se ci son voluti sette anni per spendere tutti quei soldi per l’area vasta pro cazzo, figurati quanti ce ne vogliono per una centralizzazione reale.

4.sarebbe carino che prima di parlare i fautori della agenzia holding cercassero di capire cosa stanno dicendo. Si parla di una unificazione a livello regionale della gestione del personale, per esempio. La gestione del personale dipendente avviene tramite concorso o avviso (nel primo caso per assunzioni a tempo indeterminato, nel secondo caso per graduatorie a tempo determinato). Se posso comprendere sia interessante economicamente l’ipotesi di effettuare concorsi e avvisi per la dirigenza medica a livello regionale (con il problema poi della gestione dei flussi delle graduatorie, ma è secondario) dati i numeri sostanzialmente contenuti dei partecipanti, come  si può fare un contratto regionale per il comparto? Agli ultimi concorsi per infermieri in aziende anche piccole sono arrivate tra le 3 e le 6 mila domande (bloccando un intero ufficio a lavorare solo per questo, senza contare la cinquantina di persone proveniente da altri uffici che dovrebbe svolgere il ruolo di comitato di vigilanza nel giorno della preselezione), per un concorso regionale ne arriverebbero 50 mila, chi le gestisce? Considerato che l’Agenzia avrebbe solo geni e non manovali, l’unica soluzione sarebbe appaltare il concorso a società apposite. Ma allora si risparmia o si spende? questi conti, che sono i conti della serva, mi rendo conto, qualcuno li fa? L’altro aspetto del personale è la questione dei professionisti a contratto per progetti finanziati. Lo facciamo a livello regionale, quando ogni azienda ha i suoi progetti e i suoi finanziamenti? Dubito. Certo, uno può dire, almeno per qual che riguarda la gestione degli stipendi si può uniformare. Ma lo può dire solo chi non sia mai entrato nell’ufficio presenze di una azienda Ulss del Veneto qualsiasi, dove 10 persone controllano la rispondenza delle timbrature con le richieste cartacee. Basta cambiare l’organizzazione. Beh, è più facile che la cittadella della salute entri in funzione domani mattina, forte della sua unica prima pietra.

5. è proprio divertente anche il fatto che si proponga di unificare anche gli uffici che si occupano di comunicazione, quando non più tardi dell’altro giorno un articolo della Tribuna riportava come il Commissario Straordinario dello IOV abbia assunto un giornalista esperto in comunicazione. Giusto per dire quanto in prospettiva si sta agendo, e come le regole abbiano almeno 1 eccezione.

Ma soprattutto la mia considerazione è un’altra. Quasi quasi ci scommetto che il direttore di questa agenzia holding finirà per essere il buon vecchio V. Il peggio non muore mai.

Quando questa pletora di inutili tecnici e dirigenti supini e asserviti al potere costituito, che non è Zaia ma Mantoan, pagati per essere tecnici (perché i tecnici servono) e invece impegnati a fare tutt’altro se ne saranno andati, pagando ciascuno la sua parte, allora si potrà credere che questa regione ha fatto il possibile per razionalizzare la spesa. Fino a quando questo non succederà, se aumentano i ticket e diminuiscono i servizi per ragioni di spending rewiev, non credetegli. Informatevi.

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All’ordine del giorno, a Padova e a Treviso, ci sono i project financing per la costruzione di nuove strutture sanitarie.
Molte persone competenti che conosco, mi viene in mente per primo Claudio Rizzato, sono da sempre contrarie ai project. Molte persone sono contrarie solo oggi, dopo lo scandalo del Mose e il coinvolgimento in esso di alcune figure che fanno parte delle cordate assegnatarie degli appalti. A Treviso, poi, c’è sempre l’eccezione dei bastian contrari, quelli che oggi rivendicano l’ambientalismo e in tutti questi anni non si sono minimamente preoccupati di occuparsi della Cittadella. Quando si dice il tempismo.
Io, personalmente, ho un’opinione meno manichea e un po’ più articolata.
Alcune finanze di progetto sono state gestite abbastanza bene. Su tutte, mi viene in mente l’Ospedale di Castelfranco. Altre, sono state disastrose. Su tutte, mi viene in mente l’Ospedale dell’Angelo di Mestre, che però pativa un peccato originale: in un’azienda sanitaria indebitata per una marea di soldi, ma con la necessità assoluta di un nuovo ospedale (ce lo ricordiamo in che stati era l’Umberto Primo? Io 15 anni fa sono stata in day hospital lì praticamente in un magazzino…) il potere contrattuale dell’Azienda è abbastanza limitato, diciamo così.
Oggi, con i bilanci della sanità prevalentemente al limite del rosso, quando non proprio in totale deficit, costruire un ospedale dignitoso (non è il caso ad esempio dell’ospedale di Santorso che mi dicono essere stato realizzato malissimo) senza l’intervento dei privati è pressoché impossibile. Le leggi pongono dei limiti all’indebitamento possibile delle PA, ULSS comprese; i patrimoni immobiliari delle Aziende, che vengono inglobati nei progetti preventivi, in realtà faticheranno a realizzare utili (l’ex Pime, ad esempio, è della partita, ma chi se lo compra???). Insomma, il ricorso a finanze di progetto sembra inevitabile.
Stiamo tutti qui a discutere se tutto questo viene fatto per mangiare qualcosa.
E su questo no, mi sento di dirlo con certezza. A Treviso la Cittadella della Salute, almeno per la sua parte sanitaria, ma anche per la parte amministrativa, è necessaria. E, soprattutto, a Padova la costruzione di un nuovo Ospedale è INDISPENSABILE. Non perché ci sia qualcuno che ci può mangiare, ma per garantire la dignità e la sicurezza delle cure ai pazienti. Oggi l’Ospedale di Padova, che dal punto di vista clinico rappresenta in moltissimi casi un’eccellenza, dal punto di vista alberghiero fa impressione, e la sua dislocazione su più edifici causa non tanto scomodità, ma rischi per i pazienti. Sapete quanto poco si fa a confondere due provette se da dove si prelevano a dove si portano ad analizzare si devono fare chilometri, attraversando strade e sottopassi, magari sotto la pioggia? Può sembrare una cazzata, ma vi garantisco che non lo è.
Cosa dovrebbero fare le Amministrazioni Comunali? Non alzare barricate, ma entrare nel merito e vigilare. Su Bitonci non confido granché: non sa una mazza, e il suo no all’ospedale è pura demagogia populista per dimostrare che lui non spende i soldi dei cittadini per nulla, quando invece in questo caso li dovrebbe davvero far spendere perché necessario.
Sull’Amministrazione di Treviso devo dire che un timido tentativo di controllo e verifica sta cercando di esercitarlo, ma non posso dimenticare che dopo la sua elezione Manildo avrebbe dovuto rivendicare con forza la presidenza della Conferenza dei Sindaci, forte del fatto di essere comune capoluogo e di avere vinto con ampio margine, e ha invece abdicato. La non lungimiranza, in politica, è un errore che si paga.
Quindi non prendiamo, per cortesia, posizioni aprioristiche di difesa dell’esistente, ma cerchiamo davvero di capire cosa è necessario, e di vigilare affinché venga realizzato nel modo migliore possibile

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